Immigrazione, gip Palermo: “da scafisti una disumana condotta criminale”

immigrazione2I dieci presunti scafisti arrestati con l’accusa di omicidio dopo la morte dei 52 profughi asfissiati nella stiva di un barcone durante la traversata nel Canale di Sicilia, tra cui un minorenne che era al timone della barca, avevano una “disumana condotta criminale” che “acclara la loro personalità criminale“. Una condotta che “risulta ben lontana da quella doverosa, che gli stessi operavano in un contesto illecito al fine di lucro”. Sono le durissime parole del gip di Palermo Giangaspare Camerini nel provvedimenti di convalida dei dieci scafisti fermati dalla Procura subito dopo lo sbarco della nave svedese ‘Poseidon’ con 52 cadaveri a bordo. “Pur avendo contezza della situazione - scrive il gip nell’ordinanza - gli scafisti non hanno desistito dalla loro condotta, tenuta per un considerevole lasso di tempo”. “Sussiste, quindi, in capo agli indagati, quantomeno l’elemento soggettivo del dolo eventuale”, dice il magistrato.

Non solo. “Sussistono le circostanze aggravanti di aver agito in numero di persone superiore a 5, con crudeltà verso le persone, con uso di armi”. “La condotta criminosa degli indagati risulta in concreto sintomatica di una eccezionale pericolosità che impone, anche alla luce della mancata individuazione dei complici, una prognosi infausta concretante le esigenze di prevenzione, non potendo trascurarsi l’oggettivo grave allarme sociale che suscitano le specifiche modalità e circostanze della condotta e del fatto/reato, risultando gli indagati inseriti in un contesto criminale organizzato per il reclutamento di migranti clandestini che permette enormi profitti economici, ma anche grossi rischi per chi, a costo di perdere la vita, affronta il viaggio della speranza su natanti di fortuna e in condizioni disumane”, scrive il gip Camerini.

Ma il gip esclude il dolo e spiega il perché: “La condotta criminosa degli scafisti, che ha determinato il decesso di molti migranti, non risulta compiuta con intenzionalità omicida, non avendo i correi motivo di desiderare la morte dei migranti: deve, quindi, escludersi la sussistenza in capo agli indagati della forma più grave di dolo omicida, in quanto la condotta non era finalisticamente diretta a causare la morte”. “Peraltro, va ribadito che si trattava di un criminoso e programmato sistema disumano di gestione dell’ordine a bordo, applicato concordemente da tutti i membri dell’equipaggio e costituisce un dato acquisito la consapevolezza degli scafisti circa l’imminente esito letale per tutti i migranti della forzata permanenza chiusi nella stiva”. “Pertanto, deve concludersi che gli scafisti si sono rappresentati l’evento/morte dei migranti come conseguenza non voluta ma comunque certa o “altamente probabile” della loro concordata azione”.