Immigrazione: 49 morti durante il naufragio di ferragosto, i testi accusano l’equipaggio davanti al Gip

ImmigrazioneQuelli bloccati nella stiva non potevano salire sul ponte esterno” e per costringerli l’equipaggio “faceva ricorso alla violenza, con calci, pugni e colpi di cinghia” anche se “solo provavano a uscire la testa dai boccaporti“. Cosi’ una decina di migranti dei 312 sopravvissuti hanno ricostruito, davanti al Gip di Catania, il clima che ha portato alla morte di 49 di altri extracomunitari deceduti per asfissia sul peschereccio sul quale erano imbarcati soccorso dalla nave Cigala Fulgosi della marina militare italiana. Superstiti e salme sono giunti il 17 agosto scorso nel porto etneo a bordo della nave norvegese Siem Pilot. I testimoni, sentiti nell’ambito di un incidente probatorio richiesto dalla Dda della Procura di Catania nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘strage di ferragosto’, hanno anche riconosciuto gli otto presunti scafisti del barcone: Ayooub Harboob, di 20 anni, libico, ritenuto il comandante; Tarek Laamami, di 19; i libici Mohamed Assayd e Ali’ Farah Ahmad, entrambi di 18; il sedicenne siriano J.M.; Mustapha Saaid, di 23 anni, marocchino; Abd Arahman Abd Al Monsiff, libico, 18 anni. Gli otto erano stati fermati dopo indagini della polizia di Stato, della squadra mobile della Questura, della guardia di finanza e del Gico delle Fiamme gialle. L’inchiesta ha collegato il decesso dei 49 uomini con l’assenza di aria all’interno dell’angusta stiva le cui dimensioni, nella parte centrale, erano di circa 6 metri per 4, e alta 1,20 metri. Nella stiva, hanno accertato squadra mobile e Gico, coercitivamente erano stati sistemati solo uomini in base alla loro nazionalita’: Bangladesh, Pakistan e per ultimi, a poppa,i sub-sahariani. Sul ponte erano stati sistemati siriani, libici e migranti del Maghreb, compresi donne e bambini. Intanto, per 37 delle 49 salme e’ stato emesso il ‘nulla osta’ al seppellimento, mentre per le altre 12 sono in corso gli esami autoptici per ulteriori accertamenti.