I Repubblicani reggini: “Reggio-Roma: due città, unico problema, due provvedimenti differenti”

Il PRI reggino: “premesso che siamo contrari agli scioglimenti dei consigli comunali, se Reggio è stato sciolto anche Roma doveva avere la stessa sorte”

palazzo san giorgio“Premesso che i Repubblicani - scrivono in una nota- sono contrari agli scioglimenti dei consigli comunali, giacché ritengono che il peggior consiglio comunale è pur sempre da preferire al miglior commissario di Governo. Per i Repubblicani, infatti, ogni Consiglio Comunale è frutto di un processo democratico, “MALATO” finché si vuole, ma  pur sempre originato da una democrazia; il commissario di Governo potrebbe essere  frutto di scelte di un partito che, in quel dato momento, si trova alla guida del Paese. Ricordiamo che Il Governo è un organo costituzionale (previsto dalla Costituzione Italiana negli articoli da 92 a 96), in cui Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Gli attuali rappresentanti di Governo “giurano”, invece, nelle mani dei segretari dei rispettivi partiti…ed il più delle volte le due figure coincidono! In qualche caso, questi esponenti di governo, non rappresentavano nemmeno i partiti, bensì loro stessi. È il caso del Ministro Cancellieri – prosegue la nota- che evidentemente pensò di aver giurato fedeltà alla Repubblica nelle mani dell’Ingegnere Salvatore Ligresti e quindi procedette, con grande gaudio delle forze della c.d. “sinistra”, allo scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria (eletto appena un anno prima), senza chiedersi chi e perché avesse sponsorizzato politicamente certe società miste di servizio, che furono oggetto del provvedimento di scioglimento. Le Istituzioni, secondo un’elementare educazione politica, non sono nè di destra nè di sinistra, bensì espressione della volontà popolare ed il loro discredito è il discredito di un intero Popolo. Solo un deputato del Partito Repubblicano Italiano si alzò nell’aula di Montecitorio per urlare: “Questo è un provvedimento infame!”, tuttavia il Ministro Cancellieri non si scompose, anzi qualche parlamentare ebbe a lamentarsi perché si voleva difendere una “giunta di destra”…poveretti! La relazione della Commissione d’accesso agli atti del Comune di Reggio Calabria, era un’esercitazione di bella scrittura (si fa per dire) rispetto alla  relazione riguardante il comune di Roma. La Commissione d’accesso proposta dall’allora Prefetto di Roma Pecoraro e successivamente nominata dal Ministro dell’Interno, era composta dal Prefetto Marilisa Magno, dal vice-Prefetto Enza Caporale e da Massimiliano Bardani, dirigente del Ministero dell’Economia. La relazione finale – aggiunge la nota- di detta Commissione proponeva unanimemente lo scioglimento del consiglio comunale di Roma. Nel frattempo il Prefetto Pecoraro, che avrebbe fatto sua questa relazione, poiché la Commissione era stata proposta dallo stesso, viene sostituito dal Prefetto Gabrielli; persona stimabile quest’ultima, che tuttavia viene nominato dal Ministro dell’Interno dopo aver concordato tale decisione con il Presidente del Consiglio. La premessa dei Repubblicani va a farsi benedire quando i Governi assumono decisioni discriminatorie sulla base della forza politica espressa. A Roma, diversamente da Reggio dove esisteva un solo caso, vengono arrestati Presidente del Consiglio Comunale, Presidenti di Commissioni, Assessori, Dirigenti di alto livello e ci pare del tutto capzioso addossare tutta la responsabilità all’ultimo arrivato. Se il degrado di Roma è quello che è, tanto da conquistare le prime pagine dei quotidiani internazionali, le responsabilità devono essere larghe e diffuse,  oltre che lontane nel tempo! Si dice: “E’ difficile sciogliere il consiglio comunale di Roma perché si getterebbe disdoro sulla Capitale”. Il disdoro si esplicita più profondamente proprio perché Roma è la Capitale d’Italia. È pensabile che tali scelte vengano condizionate dall’aver scoperchiato il vaso di Pandora del sistema criminale di importanti coop aderenti alla Lega delle Cooperative,  i cui comportamenti tentano di far concorrenza al più accentuato aspetto del capitalismo nostrano. Possibile che i cultori delle Istituzioni – conclude la nota- fin dai tempi della redazione della Costituzione, sanno solo tacere? Forse temono di perdere qualche simpatia del potente di turno? Cittadini ribellatevi e ribelliamoci a queste storture, che penalizzano un segmento della derelitta società meridionale”.