Ennesimo caso di malasanità nel reggino: l’odissea di un ragazzo tra negligenze ed e(o)rrori

Un nuovo caso di malasanità nel reggino: un banale infortunio ad un piede si stava per trasformare in una tragedia

GIOIAOSPEDALEFOTOIl racconto di un’odissea da parte di un ragazzo, il quale, a causa di un infortunio ad un piede ha girovato ospedali tra negligenze ed errori:

Quasi quotidianamente, sia le televisioni che la carta stampata si occupano della situazione catastrofica della sanità calabrese, ma non sono solo i conti in rosso o la mancanza di personale a creare una realtà con aspetti disfunzionali gravissimi, a questo si aggiunge la negligenza di chi per scelta di vita ha “giurato” di adoperarsi nell’alleviare la sofferenza altrui. Chissà che penserebbe Ippocrate, di come si è evoluta la professione medica e dell’operato di medici, sottoposti inopinatamente a turni massacranti, con poche risorse e personale ridotto all’osso, che però, vedendosi arrivare un ragazzino con un profondo taglio sotto al piede sinistro, decidono d’intervenire senza l’ausilio di alcuna forma di anestetico, nonostante le richieste dei genitori, adducendo una quantomeno discutibile giustificazione, infatti è stato risposto che la parte avrebbe potuto andare in necrosi. L’incidente avvenuto durante un campo scout, immediatamente soccorso dai capi, accompagnato alla vicina Gambarie D’Aspromonte, rinomato polo turistico, dove d’estate la popolazione aumenta considerevolmente, molte le persone, semplici turisti o piuttosto intere comunità di gruppi di chiesa o scout, che ci si trasferiscono per trovare ristoro sotto i maestosi alberi dei fitti boschi e trascorrere un periodo di riposo, dove puoi andare a divertirti e rilassarti, ma guai ad ammalarti o ferirti, lì il medico non c’è! O meglio, se proprio ti capita, fa che sia dopo le ore 20,00, solo allora monterà la guardia medica. Con una punta di amarezza ci si chiede, ma come è possibile che una piccola località di montagna, pubblicizzata come terra a forte vocazione turistica, capace, grazie alla sua splendida morfologia, regalo di madre natura, e non certo a indovinate politiche turistiche messe a punto dagli addetti ai lavori, (pressoché inesistenti), possa trascurare di tutelare il bene primario per eccellenza: la Salute dei suoi visitatori.

Di corsa di nuovo in macchina, cercando di tamponare una copiosospedale-lamezia-termea emorragia, per raggiungere il vicino paese di Santo Stefano e trovare finalmente le necessarie cure, i capi si rivolgono ad una dottoressa generica che valutato il caso e fermata l’emorragia, consiglia di recarsi al pronto soccorso dell’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria, dove il ragazzo avrebbe ricevuto cure più tempestive e appropriate. Dopo quaranta minuti dall’incidente si entra in pronto soccorso, si procede ad una veloce registrazione si rimane in sala d’attesa, come normale prassi, ma per pochi minuti difatti l’emorragia riprende e finalmente si viene ricevuti dal dottore di turno, che procede dà i necessari punti e dimette il ragazzo, con un foglio di uscita dove consiglia la rimozione dei punti entro 8 giorni e una terapia antibiotica. Tutto nella norma, un brutto e doloroso incidente ma nulla di rilevante, una settimana e il ragazzo può riprendere la vita di un normalissimo adolescente, mare, partite al pallone, bicicletta. Eppure, niente di tutto questo, passa la settimana  la ferita dolorante è  aperta in più punti, da cui fuoriesce del pus, difatti il pediatra decide di non rimuovere i punti, continuare la terapia antibiotica e monitorare  il decorso, sperando che la situazione si evolva per il meglio. In conclusione a distanza di 15 giorni, il pediatra decide di  intervenire essendo oramai trascorso più del normale tempo necessario alla rimozione dei punti, ma purtroppo la ferita si riapre, e sotto la cute lacerata si presenta un rigonfiamento che nel tempo avrebbe certamente recato seri problemi alla normale deambulazione del ragazzo, non resta che ripulire, rimettere i punti su un tessuto fortemente stressato e stavolta finalmente con l’anestesia che, se pure non ha risparmiato al ragazzino altra sofferenza, perlomeno ha attenuato la percezione del dolore.

La lettura di questo atto di denuncia in un qualsiasi pomeriggio estivo, ospedale locriprobabilmente passerebbe come una delle tante storie che si raccontano comunemente fra la gente, ma l’esigenza di raccontare nasce dalla necessità di scardinare l’idea che bisogna accettare le conseguenze di comportamenti negligenti i cui effetti si riversano sulle vite di altre persone. Non ci sto’, non cedo alla logica “che tanto non serve a niente”, profondamente convinta che denunciare è sempre la cosa giusta, serve se non ad avere giustizia almeno a smuovere le coscienze, sono certa che tanti altri come me si sono imbattuti nell’inefficienza di medici più o meno competenti e quindi la mia esortazione è a denunciare sempre nelle sedi competenti, e non rinchiudersi nell’assioma che se fino ad ora nulla è cambiato nulla cambierà. Invito pertanto il Commissario Scura, impegnato nel difficile compito di dipanare la complicata matassa della nostra sbrandellata sanità, a porre la sua attenzione sui metodi di lavoro adottati in una materia così delicata, e  migliorare il sistema che monitora  e valuta l’operato di coloro che svolgono una professione che ha a che fare con l’essere umano, che evidentemente è inefficace. Un intervento del Commissario sarebbe auspicabile, anzi credo necessario al fine di ingenerare in tutte le figure professionali attinenti alla materia sanitaria, un approccio olistico, mosso da un profondo senso del dovere , per cui nonostante le enormi difficoltà che tutte queste figure oggettivamente incontrano, possano lavorare con vera coscienza e prestare un’efficace ed efficiente servizio alla popolazione ognuno per la propria professione.

Emanuela Artuso