Direttori dei musei stranieri: i top mondiali scelti sempre in casa

Roma, 18 ago. (askanews) - Direttori stranieri sì o no: a prescindere dal valore, indiscusso, dei 7 studiosi internazionali (su 20 posti disponibili) che hanno vinto il concorsone museale targato Franceschini, cominciando proprio da quello chiamato a dirigere il numero uno dei musei d'arte italiani, il tedesco Eike Schmidt nuovo numero uno degli Uffizi, qualche riflessione sul metodo e sull'esito di un percorso certamente nuovo va fatta.  Nessun giudizio di merito, s'intende. Ma partendo da quanto ha voluto polemicamente, e a più riprese, affermare in giornata sul punto Vittorio Sgarbi, cioè in sintesi che mettere a bando nomine che dovrebbero essere responsabilità unica del ministro, e finalizzare il processo "in maniera politicamente corretta" chiamando tanti nomi illustrì sì ma stranieri pure, e nel farlo tralasciare altre eccellenze nazionali alcune delle quali uscenti tra gli applausi (come appunto Antonio Natali dagli Uffizi) è più un errore che una rivoluzione, vale allora almeno la pena di tracciare il quadro di come ci si muove o ci si è mossi per i più grandi musei di tutto il mondo. Sia chiaro, non è questione di bandiere, quanto semmai di valutare attenzione e sensibilità verso chi, concittadino, lavora da decenni nel e per il sistema museale italiano, capace forse di leggere e indivuiduare in anticipo e con maggior chiarezza segnali e, soprattutto, ostacoli da abbattere per vincere la battaglia culturale ancora aperta in un paese che per peso di storia e patrimonio le battaglie non le dovrebbe neanche fare. Allora, come in un puzzle tutto da costruire, tra sistemi politici, tradizioni, pragmatismo spesso lontani anni luce da quanto si vive nel nostro Stivale, cominciamo comunque a sistemare le tessere: innanzitutto l'Hermitage, che dal 1992, cioè dai tempi della neonata Federazione Russa guidata da Eltsin, vede sedere sulla poltrona di direttore, con nomina diretta governativa, un archeologo figlio d'arte, Mikhail Borisovich Piotrovski, il cui papà Boris fu direttore dello stesso museo per decenni dal 1964.  Da San Pietroburgo andiamo in Spagna, dove lo storico d'arte basco Miguel Zugaza Miranda è direttore, nominato nel 2002 dal governo del Partido Popular, del museo del Prado di Madrid. E al Louvre? Per la carica di direttore del celebre museo parigino c'è sì stata una particolare selezione, che nel 2013 ha scelto come direttore l'esperto (interno del Louvre) di arte greco-romana, Jean Luc Martinez. A procedere alla selezione, per individuare il migliore tra tre finalisti proposti, niente di meno che il presidente Hollande, attraverso un'intervista personale all'Eliseo. Sua dunque l'ultima parola.  Anche al Moma di New York non sono andati certo lontano per trovare il direttore. Così dal 1995 la guida del Museum of Modern Art è affidata al newyorkese Glen David Lowry, sesto direttore nella storia del Moma. Tornando dalle nostre parti, ecco il British Museum di Londra, che dal 2002 ha come direttore, per nomina governativa, lo scozzese Neil MacGregor. Lascerà l'incarico a fine 2015, vedremo chi lo sostituirà.  In realtà, e per concludere con una nota diversa, un direttore straniero in carica in un museo top mondiale lo si trova proprio nell'area di Roma. E' lo storico dell'arte italiano, ed ex ministro, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani dal 2007. Nessun concorso però nel suo caso, con nomina diretta del sovrano dello Stato Pontificio, l'allora Papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI.Direttori stranieri sì o no: a prescindere dal valore, indiscusso, dei 7 studiosi internazionali (su 20 posti disponibili) che hanno vinto il concorsone museale targato Franceschini, cominciando proprio da quello chiamato a dirigere il numero uno dei musei d’arte italiani, il tedesco Eike Schmidt nuovo numero uno degli Uffizi, qualche riflessione sul metodo e sull’esito di un percorso certamente nuovo va fatta.
Nessun giudizio di merito, s’intende. Ma partendo da quanto ha voluto polemicamente, e a più riprese, affermare in giornata sul punto Vittorio Sgarbi, cioè in sintesi che mettere a bando nomine che dovrebbero essere responsabilità unica del ministro, e finalizzare il processo “in maniera politicamente corretta” chiamando tanti nomi illustrì sì ma stranieri pure, e nel farlo tralasciare altre eccellenze nazionali alcune delle quali uscenti tra gli applausi (come appunto Antonio Natali dagli Uffizi) è più un errore che una rivoluzione, vale allora almeno la pena di tracciare il quadro di come ci si muove o ci si è mossi per i più grandimusei di tutto il mondo.
Sia chiaro, non è questione di bandiere, quanto semmai di valutare attenzione e sensibilità verso chi, concittadino, lavora da decenni nel e per il sistema museale italiano, capace forse di leggere e individuare in anticipo e con maggior chiarezza segnali e, soprattutto, ostacoli da abbattere per vincere la battaglia culturale ancora aperta in un paese che per peso di storia e patrimonio le battaglie non le dovrebbe neanche fare.
Allora, come in un puzzle tutto da costruire, tra sistemi politici, tradizioni, pragmatismo spesso lontani anni luce da quanto si vive nel nostro Stivale, cominciamo comunque a sistemare le tessere: innanzitutto l’Hermitage, che dal 1992, cioè dai tempi della neonata Federazione Russa guidata da Eltsin, vede sedere sulla poltrona di direttore, con nomina diretta governativa, un archeologo figlio d’arte, Mikhail Borisovich Piotrovski, il cui papà Boris fu direttore dello stesso museo per decenni dal 1964.
Da San Pietroburgo andiamo in Spagna, dove lo storico d’arte basco Miguel Zugaza Miranda è direttore, nominato nel 2002 dal governo del Partido Popular, del museo del Prado di Madrid. E al Louvre? Per la carica di direttore del celebre museo parigino c’è sì stata una particolare selezione, che nel 2013 ha scelto come direttore l’esperto (interno del Louvre) di arte greco-romana, Jean Luc Martinez. A procedere alla selezione, per individuare il migliore tra tre finalisti proposti, niente di meno che il presidente Hollande, attraverso un’intervista personale all’Eliseo. Sua dunque l’ultima parola.
Anche al Moma di New York non sono andati certo lontano per trovare il direttore. Così dal 1995 la guida del Museum of Modern Art è affidata al newyorkese Glen David Lowry, sesto direttore nella storia del Moma. Tornando dalle nostre parti, ecco il British Museum di Londra, che dal 2002 ha come direttore, per nomina governativa, lo scozzese Neil MacGregor. Lascerà l’incarico a fine 2015, vedremo chi lo sostituirà.
In realtà, e per concludere con una nota diversa, un direttore straniero in carica in un museo top mondiale lo si trova proprio nell’area di Roma. E’ lo storico dell’arte italiano, ed ex ministro, Antonio Paolucci, direttore dei musei Vaticani dal 2007. Nessun concorso però nel suo caso, con nomina diretta del sovrano dello Stato Pontificio, l’allora Papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI.