La “deportazione” dei docenti e la lezione dell’Electrolux

Il sindacato deve ripensare se stesso, se non vuol essere la grande vittima della crisi. Ragionare con standard novecenteschi non aiuta a comprendere l’economia contemporanea. Globalizzazione vuol dire flessibilità, non precariato

foto La Presse

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La festa dell’Unità ormai non tira più: da quando Matteo Renzi ha messo i suoi uomini alla direzione del quotidiano di Gramsci, perfino il compagno Staino sembra sbiadito. Eppure nel mondo della sinistra oltranzista, quella che inneggia ai “corpi intermedi” come cuscinetti protettivi nei confronti delle “direzioni autoritarie”, in questo pianeta un po’ confuso – dicevamo – qualcosa non torna.

Landini e Camusso - LaPresse

Landini e Camusso – LaPresse

La Cgil del duo Camusso-Landini racconta da anni la storia di un paese che non ce la fa ad arrivare a fine mese: non c’è crescita, non c’è lavoro, il Governo non è in grado di offrire risposte credibili, dicono all’unisono gli esponenti della sigla sindacale, salvo poi invocare la decrescita per ripensare filosoficamente le fondamenta della società.

In una realtà così affranta e depressa ci si aspetterebbe che i lavoratori cogliessero al volo le opportunità che vengono poste loro innanzi. Invece non è sempre così: la storia dei docenti che rifiutano la stabilizzazione perché non vogliono spostarsi dalla propria realtà geografica rappresenta, in tal senso, la cartina di tornasole delle contraddizioni al fondo del sistema comunicativo, fra una retorica allarmista ed una società che – pur gravata da evidenti criticità – non sta così male da mettersi in discussione. Parlare di “deportazione” dei professori è francamente risibile ed offensivo, uno schiaffo al buonsenso e alla sofferenza di chi ha patito davvero l’esilio violento e forzato.

Marchionne - foto LaPresse

Marchionne – foto LaPresse

Intendiamoci: il ceto medio si è impoverito ed il potere d’acquisto delle famiglie si è eroso. I problemi dell’Italia sono arcinoti: dall’elevata imposizione fiscale alla scarsa visione d’insieme dei capitalisti nostrani, senza parlare della lentezza decisionale e delle lungaggini burocratiche. Ma ad essere colpiti sono gli ultimi anelli della catena, quei lavoratori-ombra che nel sommerso o nella precarietà tirano a campare per non tirare le cuoia, senza che alcun sindacalista faccia mai il loro nome, persi come sono dietro la retorica dell’articolo 18 e della Costituzione più bella del mondo. Ben che vada la sofferenza dei deboli viene spettacolarizzata da qualche pulpito televisivo, dopodiché si torna a parlare degli abusi di Marchionne e della protervia dei padroni.

Stabilimento Electrolux - foto tratta dai social network

Stabilimento Electrolux – foto tratta dai social network

Una lezione è arrivata alla Triplice da parte dei lavoratori dello stabilimento Electrolux di Susegana: la prospettiva di rimboccarsi le maniche a ferragosto era stata vituperata dai sindacati. Il mito della produttività aziendale non doveva entrare in contrasto con i sacri diritti degli impiegati. Tutto giusto, per carità, soltanto che la maggiorazione di 70 euro, con brioche e cappuccino offerti dall’azienda, ha attratto quelle professionalità che da tempo vivevano in cassa integrazione, che pativano la fame reale, non quella patinata venduta tanto al chilo nei caotici talk show. Così chi se ne frega del sindacato, via sotto il solleone a produrre 500 frigoriferi d’alta gamma. Perché avere un’occupazione, nella società contemporanea, proprio a fronte delle difficoltà in cui versa l’economia dell’Eurozona, vuol dire assumersi qualche responsabilità in più, qualche onore aggiuntivo. Un sacrificio necessario, si sarebbe detto in altri tempi. I lavoratori l’hanno capito, i sindacati no.

Ma siamo alle soglie di settembre ed il mito dell’autunno caldo, ventilato di anno in anno da almeno due decadi a questa parte, serve a garantire l’ordinarietà della vita. E giù col campionario delle idiozie: “bisogna riqualificare la spesa”, “dobbiamo introdurre una patrimoniale”, “vanno tassate le rendite”, “bisogna colpire l’evasione” e tutte quelle ricette generiche, quelle parole al vento che non fanno quadrare i conti. Così il sindacato perde se stesso, lasciando i lavoratori senza guide credibili. Una brutta notizia anche per il Governo.