Vino: siciliani sempre più presenti in Giappone e in Europa

Anche quest' anno si rinnova la tradizionale raccolta dell'uva dai vitigni coltivati all' interno dell'area archeologica di Pompei, 31 ottobre 2013. Il vigneto riproduce quello esistente nello stesso luogo del 79 d.C. I vitigni sono collocati, sulla base degli studi del Laboratorio di ricerche applicate, accanto ai calchi delle antiche radici e vengono coltivati secondo le tecniche di quel tempo. Il vino oggi è imbottigliato con il nome Villa dei Misteri. ANSA/CESARE ABBATEAl brand unico e alla produzione sempre piu’ ecosostenibile va unita una strategia di vendita “su misura”, basata sulla conoscenza approfondita dei Paesi che si vogliono approcciare. E’ quanto evidenziato dai tre opinion leader Isao Miyajima, Christian Eder e Leonardo Lo Cascio a Expo nel corso del convegno internazionale “A mosaic of wines: past, present and future”, organizzato dalla Regione, in collaborazione con gli assessorati all’Agricoltura e alle Attivita’ produttive, con il Consorzio Sicilia Doc e Assovini Sicilia. “In Giappone – ha spiegato Miyajima – il mercato del vino made in Italy non e’ cresciuto molto negli ultimi anni perche’ spesso i produttori si sono limitati a saturare i ristoranti italiani invece di inaugurare nuove strade per la promozione. Non e’ il vino francese il principale competitor di quello italiano ma lo sono la birra e il sake’. La sfida e’ rendere il vino parte del consumo quotidiano, mentre oggi e’ relegato a celebrazioni e occasioni formali. Per farlo, e’ fondamentale puntare anche sull’appeal turistico del territorio e in questo la Sicilia ha ottime potenzialita’”. Le dinamiche dei mercati di lingua tedesca – Germania, Svizzera e Austria – sono state illustrate dal giornalista austriaco Christian Eder della rivista Vinum. “Il 40% del vino estero consumato in Germania e’ italiano ma il 48% e’ ancora venduto nella catena dei discount e la media del prezzo a litro e’ di 2,8 euro – ha detto – Tuttavia c’e’ un grande interesse per le produzioni regionali e biologiche, eccellenza della Sicilia, per cui il consumatore e’ disposto a pagare di piu’”. In Austria il vino italiano, quasi esclusivamente rosso, e’ venduto per il 70% nel canale horeca. Il 70% dei bianchi e’ di produzione nazionale mentre il 30% e’ importato. “Anche in questo caso – ha concluso – un ruolo importante e’ giocato dall’amore che i consumatori austriaci provano nei confronti della Sicilia come destinazione turistica”. Secondo Leonardo Lo Cascio, fondatore di Winebow, uno dei piu’ importanti importatori americani, il mercato a stelle e strisce presenta ancora grandi potenzialita’ con i suoi 300 milioni di abitanti, nonostante la sua complessita’. “Essendo una realta’ composta da 50 Stati con 50 leggi diverse – ha illustrato – la catena della distribuzione ha regole molto rigide, che portano il prodotto finale a costare quattro volte il prezzo originale”. Inoltre, i distributori ricoprono una posizione di importanza primaria: dai 7.000 del 1990 sono passati a 700 nel 2015 e cinque di questi controllano il 50% del mercato. “Il vino siciliano – ha concluso – ha possibilita’ di crescita elevate a patto che si investa nella conoscenza del mercato e nella costruzione di un dialogo con il distributore”.