Torino: revocata la confisca dei beni ad un imprenditore-politico di origini reggine

La Presse/ Guglielmo Mangiapane

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È stata disposta la revoca della confisca del patrimonio di Giovanni Iaria, costruttore nativo di Condofuri, ex assessore della provincia di Torino e vice segretario provinciale del Partito Socialista Italiano di Torino arrestato l’8 giugno 2011 nella c.d “Operazione Minotauro”, allorquando un consistente patrimonio immobiliare a lui riconducibile, veniva sottoposto a sequestro preventivo dal G.I.P. di Torino. Il processo riguardante il politico-imprenditore veniva estinto per morte del reo, essendo Iaria deceduto per infarto nel febbraio 2013 presso la casa circondariale di Asti. In ogni caso, in forza della normativa antimafia, la DIA chiedeva di sottoporre a sequestro i beni del defunto, agendo nei confronti degli eredi, richiesta che il Tribunale di Torino- Misure di Prevenzione accordava dapprima sequestrando e successivamente confiscando i beni del defunto Giovanni Iaria. Avverso tale decreto proponeva appello l’avv. Carlo Maria Romeo, il quale chiedeva la revoca del decreto di confisca osservando che la ritenuta pericolosità di Giovanni Iaria veniva ravvisata unicamente con riferimento ad una sentenza di condanna pronunciata in primo grado nei suoi confronti; che, in epoca successiva, il collaboratore di giustizia Nicodemo Ciccia aveva riferito del “distacco” dalla ‘ndrangheta avvenuto prima del 2005; che negli anni ’90 una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale era stata respinta dal Tribunale di Aosta; che la realizzazione del patrimonio immobiliare confiscato risaliva agli anni ’70 ed era riconducibile all’intensa attività svolta nel settore dell’edilizia dai fratelli Giovanni e Carmelo Iaria. L’avv. Romeo rilevava, inoltre, la mancanza di motivazione del provvedimento di confisca con particolare riferimento alla documentazione prodotta per giustificare la movimentazione e la provenienza del denaro impiegato nella costruzione degli immobili. Rilievi, tutti, ritenuti dalla Corte di Appello di Torino fondati e meritevoli di accoglimento in vista dell’affermazione dell’inconsistenza degli elementi addotti dall’accusa per dimostrare che Giovanni Iaria fosse contiguo alla ndrangheta sin dagli anni ’70, periodo in cui vennero edificati gli immobili oggetto del provvedimento ablatorio. Riconosciuta la legittima provenienza dei beni oggetto di confisca, i giudici torinesi d’appello ne hanno dichiarato nei giorni scorsi la titolarità in capo a Giovanni Iaria e disposto la restituzione ai suoi legittimi eredi.