Sicilia, Crocetta mischia le carte ed il Pd fa finta di nulla

La difesa del Governatore è appassionata, ma fa acqua da tutte le parti. Crocetta ha interpretato sapientemente il ruolo del martire. Ed ora chi lo voleva mandare a casa fischietta per Palermo

Rosario Crocetta - Foto LaPresse

Rosario Crocetta – Foto LaPresse

Rosario Crocetta ci spera. Sa benissimo che l’ondata di fango che lo ha travolto è melmosa e rende difficile qualsiasi movimento inconsulto. Tuttavia il Governatore, da combattente qual è, non è disposto a far calare il sipario sulla legislatura che lo vede incontestabilmente sovrano assoluto. Così, con un colpo di mano, ha trasformato delle intercettazioni sconvenienti in un martirio mediatico. Con abile destrezza ha rovesciato il castello accusatorio del Partito Democratico in un vecchio gioco di poltrone, issando il vessillo siciliano contro le ingerenze di Palazzo Chigi. E pazienza se su quel vessillo non c’è la romantica effigie della Trinacria, ma il volto bonario dell’ex sindaco di Gela. Come per Luigi XIV, anche per Crocetta vale la famosa sentenza: lo Stato sono io.

Nella giornata di ieri con piglio caparbio il Presidente della Regione ha ribadito i capisaldi della sua difesa, tuonando contro il clima giustizialista che lo ha posto alla gogna senza motivo alcuno.

Rosario Crocetta - Foto LaPresse

Rosario Crocetta – Foto LaPresse

Intendiamoci, qualche ragione Crocetta ce l’ha: i colpi di mortaio sparati dall’Espresso sono stati smentiti dalla Procura di Palermo, ed in una democrazia sana il parere di quest’ultima dovrebbe avere una certa rilevanza, al netto della credibilità del settimanale. Analogamente non si capisce perché un’intercettazione-fantasma, ancorché giuridicamente sterile vista l’assenza di capi d’accusa, venga fornita come “polpetta avvelenata” ai media anziché essere distrutta. Ma tant’è, la distorsione del nostro sistema è nota da tempo ed un esame di coscienza dovrebbero farselo in primo luogo gli organi di informazione.

Lucia Borsellino - foto LaPresse

Lucia Borsellino – foto LaPresse

Di là dalla prosopopea dell’eroe ferito, Crocetta però dimentica il punto politico di questa vicenda: non è la frase di Tutino il centro del problema, ma l’influenza che questo fantomatico cerchio magico del Governatore poteva avere sull’assessorato alla Salute. E non basta parlare di commissioni indipendenti, se poi un sottile giro di telefonate instaurava di fatto un ammiccante clima compromissorio, dove Agrigento era la meta agognata non già per il servizio che s’intendeva offrire all’utenza ma perché veniva considerata una distesa alfaniana in cui raccattare voti. La stessa Lucia Borsellino, in fondo, ha rivelato alle autorità inquirenti di essere stata sottoposta ad “inusuali” pressioni dal medico del Presidente regionale, il quale – è certo – aveva un rapporto estremamente confidenziale col capo del Governo isolano, prova ne sia il fatto che manifestava liberamente simpatie o antipatie per esponenti della sua Giunta, lasciandosi andare a giudizi assai simili a sentenze. Questo è un dato difficilmente eludibile su cui Crocetta non ha offerto gli opportuni chiarimenti.

Spostare l’attenzione dall’opaca commistione di interessi all’accusa, fra l’altro mai ventilata da nessuno, di potenziale stragismo è l’ennesimo colpo di coda di un istrione politico d’alto rango, che confonde l’elettore medio producendo un’aura di santità attorno alla sua figura. Non è andata esattamente così.

Rosario Crocetta - Foto LaPresse

Rosario Crocetta – Foto LaPresse

Altrettanto magnifica è stata la performance sugli schermi di La7, in occasione della comparsata televisiva sul palcoscenico di “InOnda“. Qui il Governatore, dopo aver rivendicato i meriti della sua Amministrazione, di fronte alle insistenti polemiche sul deficit di un’isola che quotidianamente brucia i finanziamenti comunitari salvo poi ridursi ad elemosinare qualcosa nei palazzi della capitale, ha semplicemente glissato, specificando che quella non era la sede adatta né il giorno opportuno per discutere della progettualità del suo Esecutivo. E così l’imputato prima diventa vittima e poi regista del processo stesso. Resta libera la parte dell’accusa, ma quanto ad autocritica il presidente difetta.

Una postilla, infine, va dedicata a quanti volevano chiudere la partita ed ora invocano semmai “un cambio di rotta“. Trentasette assessori in trentatré mesi evidentemente non sono serviti a trasformare uno zoppo in Usain Bolt. A questo punto il messaggio che il segretario del Partito Democratico dovrebbe indirizzare ai suoi accoliti è chiaro: non si tratta di eutanasia per il povero Crocetta, ma di accanimento terapeutico nei confronti del popolo siciliano. Game Over.