Reggio, una riflessione sul nostro territorio: “la società dei magnaccioni”

Fabio Putortì, portavoce del M.I.T.I. Lega Sud (Movimento Italiano di Tutela e Integrazione), rende pubblica la sua riflessione

 

Reggio-Calabria“Sono passati diversi anni da quando saltò alla ribalta il suddetto canto popolare, eppure ciò che una volta aleggiava nell’immaginario collettivo, ai giorni nostri è drammaticamente e puntualmente riscontrabile negli atti giudiziari, oltre che nelle cronache quotidiane”.

Così Fabio Putortì, portavoce del M.I.T.I. Lega Sud (Movimento Italiano di Tutela e Integrazione), che continua a trasmettere tramite una nota stampa:

“La società dei magnaccioni! E’ significativo soffermarsi su tale definizione, infatti non sarebbe corretto dire la ‘politica dei magnaccioni’, seppur per anni abbiamo esclamato ingiurie contro politici corrotti, ormai considerati degli esseri meschini. ..Ma chi sono in effetti questi mostri? ..Da dove provengono?

Certamente qualcuno deve conoscerli sufficientemente poiché li ha scelti o votati, ha dato loro fiducia ed ha garantito o persino qualcuno ancora continua a garantire per loro. Ma se le cose stanno così allora questi politici non sono degli umanoidi, al contrario vivono in mezzo a noi, sono probabilmente cresciuti nei nostri quartieri ed ahimè una volta indossato giacca e cravatta, hanno portato dentro i Palazzi Istituzionali tutti i difetti della nostra società. Forse per questo l’ultima eclatante operazione giudiziaria verso le Istituzioni calabresi è stata denominata ‘Erga Omens’, proprio per indicare che nessuno è immune dal rispetto delle norme.

Il problema a tal punto – prosegue Fabio Putortì – è spiegare perché i cittadini non riescono a far entrare dentro gli uffici pubblici tutti i pregi, i meriti, insomma gli aspetti positivi della nostra comunità. Magari la spiegazione è che ci lamentiamo tanto ma ancora ci piace sperare che possa arrivare qualcuno che ‘amichevolmente’ risolva i nostri problemi, magari taluni credono che rispettare il proprio dovere civico consiste nell’apporre un segno in cabina elettorale. Se questo è il pensiero dominante, rimanendo in tema, non ci resta che cantare ‘ma che ce ne frega, ma che ci importa’ e quindi ricominciare tutto daccapo.

Tuttavia credo che ancora ci sia tanta gente onesta che la pensa diversamente, magari bisogna rivolgersi a quella moltitudine di astensionisti che purtroppo non sapendo più a chi credere si sono estraniati dalla vita sociale. Proprio così, è importante cominciare a definire le nozioni di politica e di società, in quanto non sono distinte ma al contrario si integrano reciprocamente, ossia se la società è corrotta, la politica è corrotta e se quest’ultima è assente, vuol dire che la società è assente.

In ragione di ciò, non è più possibile far finta di non vedere, per mero opportunismo, che sul nostro Territorio in realtà non risiede più una comunità organizzata, ma piuttosto sono presenti tanti individui egocentrici che protestano solo e fin quando subiscono un disagio personale. Per non parlare di coloro che si riempiono la bocca con la parola onore o rispetto, mentre continuano indaffarati ad accumulare avidamente ricchezze alla faccia dei loro concittadini, come se una volta distrutto il nostro territorio si potrebbero usare le banconote al posto del cibo o si potrebbero ingannare il tempo e le malattie.

Tenendo presente questo ed il fatto che l’unico onore che va rispettato, insieme alla disciplina, è quello sancito all’art. 54 della nostra Costituzione, vi è un solo modo per sperare che il nostro Territorio possa uscire da questo girone perverso, affinché le risorse pubbliche possano essere equamente distribuite, i servizi possano funzionare senza dover pagare esosi tributi, le cure sanitarie non diventino un privilegio o che il nostro cibo non sia un surrogato dei rifiuti urbani e tossici, insomma prima che si arrivi ad un punto di non ritorno, dobbiamo cambiare noi stessi, tornando a pensare come una comunità, abbandonando le concezioni clientelari ed assistenziali che quotidianamente ci hanno accompagnato, persino nel richiedere un semplice atto amministrativo o un servizio che normalmente dovrebbe essere erogato per diritto ed in modo efficiente ed efficace.

In conclusione – chiosa Fabio Putortì – non è necessario dotarsi di effetti speciali, ma di pretendere la mera normalità, svolgendo ognuno il proprio ruolo sociale e civico, collaborando insieme e pretendendo, in forza delle vigenti normative poco pubblicizzate, la partecipazione diretta all’amministrazione delle risorse pubbliche, senza delegare il ‘compare’ che si sente più furbo degli altri, senza più inseguire i simboli o i singoli, i quali oggi sono rimaste delle vuote invenzioni per un popolo privo di ideali”.