Reggio Futura: “il Castello Aragonese….e Penelope continua a fare e disfare la sua tela”

Reggio Futura: “il “Caso Castello” assurge a simbolo di una Reggio che stenta a ritrovare se stessa, stravolta da una crisi entropica, da un’economia che fatica a decollare, mentre la nostra città marcia a tappe forzate verso l’oblio, lo sconforto e la rassegnazione, nutrendo nostalgici ritorni al passato, che si fanno sempre più insistenti. E i cittadini pagano a caro prezzo questa precarietà”

castello aragonese reggio calabria“I lavori per la qualificazione e valorizzazione del castello e delle aree adiacenti, finanziati da fondi nazionali, regionali e comunali (2008 atto di concessione da parte della Regione Calabria al Comune di Reggio Calabria – APQ Beni culturali – Regione, Ministero Beni e Attività culturali e Ministero Economia e Finanze – protocollo d’intesa tra Ministero per i Beni Culturali e la Soprintendenza alle Antichità della Calabria) prevedevano opere di restauro conservativo e di adeguamento strutturale, e di curare la trasformazione delle sale esistenti in spazi dove svolgere attività espositive e museali, ma ancora , dopo più di venti anni di restauro, è necessario vincere , forse , la battaglia più difficile, quella dei ritardi, degli allacci e dei contratti. Un circolo vizioso, in cui cause ed effetti si confondono, rendendo difficile capire se siano i gap delle aziende private a inficiare il buon andamento dell’iter o se siano invece le mancanze amministrative” affermano in una nota Maria Cristina Nucera, Sara Lo Presti e Antonella Postorino di Reggio Futura. “Quel che è certo, è che il “Caso Castello” assurge a simbolo di una Reggio che stenta a ritrovare se stessa, stravolta da una crisi entropica, da un’economia che fatica a decollare, mentre la nostra città marcia a tappe forzate verso l’oblio, lo sconforto e la rassegnazione, nutrendo nostalgici ritorni al passato, che si fanno sempre più insistenti. E i cittadini pagano a caro prezzo questa precarietà . Ci chiediamo – prosegue la nota- dove sia andata a finire l’idea della creazione del Distretto culturale,al fine di rafforzare l’identità della nostra città e promuovere il turismo culturale, in cui il Castello avrebbe avuto un ruolo fondamentale. Allo stato, il Castello Aragonese, scrigno di gemme preziose , è trattato come un cimelio qualunque. Deve, invece, tornare ad avere quel ruolo dominante che ha avuto fin dal Medioevo, perché, per citare un pensiero del ministro Franceschini, è “una lucciola “che risplende di luce propria nella nostra città . È’ lì, imperioso, da oltre un millennio, rassicurante a ricordarci chi siamo, qual è la nostra Storia.”E’ una pepita, una tra le tante che compongono, in Italia, il tappeto su cui camminiamo “, perché l’Italia è terra di castelli, un patrimonio architettonico, storico e culturale inestimabile….ne ha oltre 20.000. Oggi, il restauro delle mura e la ristrutturazione interna delle sale preludono ad un rinnovato interesse per i cultori e gli studiosi del mondo medievale. Il castello, con le sue sale pensate per esposizioni tematiche di quadri e opere d’arte in genere, potrà fungere da attrattore e dare nuovo impulso alla crescita di Reggio Calabria, quale meta di un ritrovato turismo culturale. Da qui l’idea di vederlo entrare a far parte del sistema dei castelli promosso dal Rotary per lo sviluppo economico – culturale del territorio, oltre ad essere sito permanente di stagioni concertistiche ed eventi di vario tipo. Ed ancora essere sito fruibile dagli studenti di tutte le età, dando vita ad un’ampia scelta di percorsi innovativi di didattica laboratoriale, volti alla conoscenza del borgo medievale e degli uomini del tempo, oltre la storia del castello e il suo restauro. Le sale custodiranno, tra l’altro, attrezzature ed utensili delle varie epoche, caratterizzanti la vita del castello. La riapertura al pubblico consentirà -aggiunge la nota- la fruibilità degli spazi previsti per la realizzazione di un centro congressi, di un punto ristoro, di un’area con botteghe artigianali, con evidenti ricadute sull’economia locale. L’amministrazione comunale non si sottragga oltre dall’obbligo di restituire alla cittadinanza un bene il cui indiscusso valore storico consentirà di ripartire, riappropriandoci dell’idea che la nostra città possa divenire ambita meta turistica. L’assessore preposto, quindi, dia vita ad un progetto permanente attraverso la programmazione di una offerta culturale di qualità, che vada dalla musica al teatro, alle arti, che possa riaffermare il ruolo e la funzione del castello come catalizzatore di un turismo culturale di qualità, perché non si può passare davanti, guardarlo con indifferenza o , peggio, compassione, e non conoscerne nemmeno la paternità. Non ci si può permettere – conclude la nota- che questo simbolo storico non sia ancora nelle condizioni di rappresentare la città in questo momento che dovrebbe vederci più che coinvolti nelle iniziative di “EXPO 2015 e Territorio”, l’ennesima occasione persa per la nostra Reggio e per i nostri giovani”.