Reggina, un tifoso a StrettoWeb: “è vero, fallisce una città allo sbando. Italo sarebbe andato casa per casa…”

Reggina, un altro tifoso scrive a StrettoWeb sul fallimento del club e sulla città sempre più priva di punti di riferimento

tifosi Reggina (5)Francesco, un affezionato lettore di StrettoWeb, ci ha inviato una lettera sul fallimento della Reggina che pubblichiamo integralmente: “Caro Direttore, Sono pienamente d’accordo con Lei sul fatto che la fine della Reggina Calcio rappresenti la testimonianza che è la fallita la città e non solo dal punto di vista economico.  Non abbiamo più una classe dirigente tanto è vero che dopo trent’anni l’unico che abbia fatto uno sforzo personale sia stato lo stesso Mimmo Praticò che contribui alla salvezza della squadra nel 1986. Non abbiamo una classe politica prima devastata dagli autori del saccheggio e oggi guidata da altri rappresentanti che spesso non riescono a dimenticare che la popolazione ha votato più volte in massa per Scopelliti (quasi non si fosse resa conto che ora ha votato per una nuova compagine politica). Il buon Italo, grande sindaco e grande ascoltatore, sarebbe andato casa per casa a cercare imprenditori in grado di salvare la squadra e nessuno a Lui avrebbe detto di no. Il sindaco attuale, purtroppo fa un commento alla riggitana “non è un dramma ricominciare dalla D”. Tutto vero se non fossimo a Reggio dove la Reggina è (non riesco a dire era) i 220 ragazzini che venivano avviati allo sport invece che stare in mezzo alla strada (a proposito mi permetto un affettuoso saluto a Marius, Tommaso e Davide che non avrò in classe il prossimo anno, ma sono dei campioni si affermeranno anche lontano dalla società che li ha cresciuti), dove tutto ciò che si perde non ritorna, dove, si è dimostrato che dietro qualcuno, non c’è che il nulla. Quello che fa male è proprio questo , essere falliti alla riggitana, nel disinteresse generale anzi nel compiacimento di qualcuno (ripeto “non è un dramma “) come non sarà un dramma quando chiuderanno l’aeroporto (c’è Lamezia o Catania), quando chiuderà l’Omeca (tanto io non ci lavoro) e così via. Ma forse il problema della mia amarezza è che sto diventando vecchio: io appartengo a quella Reggio che andava in trasferta a Grumo Nevano per sentirsi di appartenere a qualcosa mentre oggi basta fare qualche selfie e avere in tasca la tessera di qualche circolo per sentirsi rappresentante della città ( e non sto parlando della classe politica ma anche di quello che resta del tessuto economico e sociale)

Con grande tristezza

Francesco Saraceno