Reggina, solo una strada per ripartire: quelle forze sane che hanno provato a salvarla

Reggina, quale futuro? Ripartire dal grande cuore amaranto di Mimmo Praticò

mimmo praticò (2)Sono ore molto dure per i tifosi della Reggina. Quelli che la scorsa notte non hanno dormito. Quelli che oggi al lavoro non sono riusciti a lavorare, a mare non ce l’hanno fatta a nuotare, all’università non hanno potuto studiare. Troppi pensieri, troppe angosce, troppe lacrime. Come quelle di Mimmo Praticò. Che sia finita non è ancora ufficiale quando nel primo pomeriggio, intorno alle 16:00, ci sentiamo al telefono per l’ennesima volta in questi due giorni da tregenda. Neanche con mia mamma mi ero mai sentito così tanto spesso al telefono nell’arco di 48 ore.

mimmo praticò coniSono le 16 e che le cose si sono messe male ormai è chiaro a tutti. Riesco appena a dire “pronto”, non ho neanche la forza di chiedere se ci sono novità. Una domanda scontata, non la faccio ma è come se la facessi, Mimmo non la sente ma è come se la ascoltasse. Qualche secondo di silenzio, poi scoppia in lacrime. “Sto male, è come se fosse morto qualcuno a me molto caro. Mi ricordo di quel giorno … avevo 4 anni … oggi ne ho 66, quindi 62 anni fa. Era il primo giorno che mio padre mi portava allo stadio per la Reggina, nella vecchia gradinata. Mi spinsero sotto, la croce rossa mi diede dei punti di sutura. Quel giorno iniziava il mio amore per la Reggina. Con alti e bassi, ma durato 62 anni. Ora che tutto è finito non ho più parole, non so cosa dire“. Non sono frasi fatte, Mimmo per esprimerle ci impiega diversi minuti, con pause, sbuffi, silenzi. Parole che escono singhiozzando. Alla fine è andata male, ma a uno come Mimmo Praticò si può dire soltanto grazie. Grazie per averci messo la faccia, e non solo. Grazie per essersi impegnato, con il proprio portafoglio e con quello di qualche altro trascinato nella pazza avventura di salvare la Reggina.

lillo fotiGrazie oggi lo diciamo, controcorrente, anche al Presidente Lillo Foti. Ha sbagliato negli anni, ha commesso una serie di errori che dal 2009 al 2015 hanno riportato la Reggina dalla gloria internazionale ai piedi per terra di quei campi di periferia dove dopotutto Foti questo club l’aveva rilevato nel 1986. Ventinove anni straordinari, un’era senza paragoni nella storia ultracentenaria della Reggina Calcio. Quando nel 1999 i tifosi della Reggina dicevano, subito dopo la promozione in A, che “adesso possiamo anche perderle tutte 4-0“, mai immaginavano che in quel paradiso ci sarebbero rimasti per un lungo decennio, che la dimensione della loro squadra del cuore sarebbe cambiata così tanto. Non solo la Reggina non le ha perse tutte 4-0, ma si è presentata in serie A strappando un pareggio al vecchio Delle Alpi di Torino, è diventata un club forte e blasonato come i big, oggi il suo fallimento fa più rumore persino di quello del Venezia. Era l’inizio di un periodo fantastico, i successi con tutte le big, le partite della Nazionale al Granillo.

GranilloQuanti ricordi, quante emozioni, quante straordinarie soddisfazioni fino al gol di Balistreri che al San Filippo 44 giorni fa decretava la terza “carcagnata” ai rivali di sempre, i dirimpettai messinesi. Una gioia nelle difficoltà degli ultimi anni, dovute all’assenza di liquidi. La crisi economica, gli errori della “corazzata-Novellino”, tutto è iniziato in quell’estate 2009 con super-ingaggi e spese folli per calciatori che poi non hanno reso e hanno lasciato la Reggina sull’orlo del fallimento per tanti anni. Il club è riuscito a tenersi in piedi soltanto per i talenti del proprio vivaio e per qualche plusvalenza. Prima Missiroli, poi Acerbi. L’anno scorso Bochniewicz e Coppolaro, altrimenti la fine di oggi sarebbe arrivata molto prima. Eppure ieri sera contro i consigli di tutti i medici che lo stanno seguendo dopo i problemi di salute dello scorso giugno, Foti non si è voluto arrendere, è uscito di casa a cercare soldi, anche solo in prestito, per mantenere in piedi la squadra e ripetere il miracolo di un anno fa. Consapevole che da domani non sarebbe più comunque stato lui il Presidente. Stamattina sembrava fatta, poi uno degli imprenditori s’è fatto indietro proprio sul più bello e all’ultimo minuto. Non c’è stato nulla da fare.

messina reggina 0-1 30 maggio (9)Prendi il Venezia. Venezia, non Reggio Calabria. Una delle città più importanti d’Italia e del Mediterraneo: come la Reggina, oggi non s’è iscritta in Lega Pro ed è fallita per la terza volta negli ultimi dieci anni. Non si sono iscritte, tra le altre, piazze che rappresentano realtà ricche e fiorenti come Grosseto, Monza, Varese. L’anno scorso era successo a Padova, Siena e Viareggio. L’Italia è malata, il calcio lo è ancora di più, la Reggina non può esserne immune. Oggi è finito un ciclo, domani ne inizierà un altro. Non può che ripartire da quelle forze sane che hanno provato a salvarla, non può che ripartire dal cuore amaranto di Mimmo Praticò. Perché dobbiamo soltanto prenderne atto, incassare il colpo. Oggi è finito un ciclo, ma la Reggina non finirà mai.