Reggina, Game Over: è finita, esultano gli sciacalli e a Reggio muore il calcio (e il suo indotto)

Reggina, rassegnazione e smarrimento dopo il clamoroso svincolo dei calciatori da parte della FIGC. Adesso anche ripartire dalla D sembra un’impresa impossibile

GranilloLa Reggina è finita, morta e sepolta dalla misteriosa decisione della FIGC che ieri ha svincolato tutti i calciatori rimangiandosi il provvedimento assunto dal Consiglio Federale del 17 luglio che aveva congelato la posizione dei 5 club che non erano riusciti a completare l’iscrizione per carenza di organico della Lega Pro. Il Consiglio Federale aveva mantenuto l’affiliazione concedendo altri 10 giorni di tempo per completare l’iscrizione, ma proprio sul più bello quando a Reggio cresceva l’ottimismo e la mobilitazione per farcela tramite l’azionariato popolare, è arrivato lo svincolo dei calciatori con sette giorni di ritardo dal consiglio federale e quattro di anticipo dalla nuova scadenza. Una decisione probabilmente determinata da forti pressioni che oggi consentono agli sciacalli di festeggiare intorno al cadavere del glorioso club amaranto, ormai relegato soltanto alla sua blasonata ma terminata storia.

Reggina serata Arena (7)Adesso ripartire e fare calcio a Reggio sembra un’impresa difficile se non impossibile. La cordata che aveva cercato di salvare il club in Lega Pro con tutto il suo patrimonio non ha intenzione di ripartire da zero. Bisognerebbe fondare una nuova società, richiedere l’affiliazione e pagare subito circa 350 mila euro soltanto per iscrivere la squadra in serie D, una società che sarebbe priva di ogni tipo di struttura e non avrebbe nella disponibilità neanche un calciatore. L’investimento immediato dovrebbe essere superiore al milione di euro e non si può più contare sull’azionariato popolare. I soldi versati dai tifosi all’ATS che aveva lo scopo di salvare la Reggina verranno restituiti visto il mancato raggiungimento dell’obiettivo. La cordata che ha provato a salvare la Reggina, guidata da Mimmo Praticó e Nato Martino sta vivendo un momento di riflessione per capire se ci sono le condizioni per ripartire dalla serie D.

Reggina serata Arena (2)Un altro gruppo guidato da Pino Benedetto e Gabriele Martino starebbe pensando di fondare una nuova Reggina separatamente, e in una città già povera come Reggio questo disperdere le già poche energie utili rischia di compromettere ogni intento di rilancio. Intanto anche l’Hinterreggio non ha completato l’iscrizione in serie D: a Reggio muore il calcio a tutti i livelli, muore soprattutto la Reggina che pur con i circa 7 milioni di debiti già rateizzati con il Tribunale, faceva molta più gola perché aveva un grande patrimonio e militava in una categoria professionistica. Senza Lega Pro, senza il parco giocatori, senza la gestione dello stadio Granillo e senza il Sant’Agata è impensabile ripartire da zero, il rischio sarebbe quello di creare una squadra che prenda sberle in tutti i campi dei Dilettanti e non se lo augura nessuno. Più probabile, ad oggi, che a Reggio il calcio si fermi per chissà quanti anni.

lillo fotiÈ già successo alla Viola Basket, completamente assente per due anni da ogni tipo di competizione dopo il fallimento del 2007. In una città sempre più piegata dalla crisi, oggi sparisce persino la Reggina storico simbolo di riscatto e appartenenza con tutto il suo indotto, con tutti i suoi posti di lavoro, con quel ruolo sociale di grande spessore che consentiva ai bambini di formarsi in base ai valori dello sport e di avere una chance di diventare campioni sulle orme dei vari Perrotta, Mesto, Missiroli. La Reggina di Lillo Foti è destinata a rimanere leggenda. E oggi qualcuno ha persino il coraggio di gioire, quella sottocultura dell’auto-distruzione tipica delle province del Sud.