Piano di rientro sanitario, Chizzoniti prosciolto dall’accusa di diffamazione nei confronti di Pezzi

aurelio chizzonitiAurelio Chizzoniti, già Presidente della Commissione Regionale di Vigilanza e Controllo, querelato per diffamazione dal Gen. Luciano Pezzi, ex Commissario governativo ad acta per il piano di rientro sanitario, difeso dagli Avv.ti Antonella e Steve Chizzoniti è stato prosciolto da ogni addebito dal GIP presso il Tribunale di Cosenza Dott.ssa Giuseppa Ferrucci che ha accolto la duplice, conforme richiesta articolata dal PM procedente Dott. Giuseppe Casciaro. Con lo stesso provvedimento il GIP ha altresì esteso l’archiviazione al Dott. Francesco Galasso, difeso dagli Avv.ti Sergio Laganà e Luisa Sorrenti, anch’egli finito nel mirino del Gen. Pezzi perché, n.q. di Presidente del sindacato Assipa, dissentiva epistolarmente in ordine all’assegnazione dei budget alle strutture accreditate secondo il criterio della spesa storica. La vicenda trae origine dalla convocazione in Commissione dell’allora Commissario ad acta considerata dallo stesso automaticamente diffamatoria, così come la successiva, unanime richiesta di rimozione assunta dell’Organo di controllo e quindi l’istituzione di un Comitato Consiliare d’indagine sul comparto sanità sottoscritta da ben 18 Consiglieri Regionali. Il Gen. Pezzi ha rifiutato l’audizione in Commissione di Vigilanza così come aveva fatto in precedenza e per ben tre volte con quella della Sanità determinando reazioni molto critiche sul versante sanitario e politico regionale. Il processo è stato contraddistinto anche dall’avvicendamento del GIP originariamente designato Dott. Francesco Luigi Branda che, a seguito di una richiesta di astensione depositata dall’Avv. Aurelio Chizzoniti, è stato autorizzato dal Presidente Vicario del Tribunale di Cosenza Dott.ssa Rosa Scotto di Carlo ad astenersi con contestuale sostituzione – secondo criteri tabellari – con il GIP Dott.ssa Ferrucci. L’Avv. Salvatore Taverna del Foro di Roma in difesa del querelante ha concluso sollecitando l’imputazione coatta nei confronti dei due indagati, mentre gli Avv.ti Laganà, Sorrenti, Antonella e Steve Chizzoniti hanno eccepito l’inammissibilità tecnica dell’opposizione alle motivate richieste di archiviazione, sottolineando, nel merito, l’improcedibilità dell’azione penale poiché gli incolpati, rispettivamente Consigliere Regionale e sindacalista, avevano semplicemente criticato l’esercizio delle funzioni istituzionali attribuite al Gen. Pezzi. Il GIP Dott.ssa Ferrucci nella motivazione del provvedimento di archiviazione ha evidenziato che “non vi sono elementi idonei a sostenere in giudizio l’accusa atteso che gli indagati si sono limitati ad esercitare legittimamente il diritto di critica politica e di critica sindacale, esprimendo in toni complessivamente contenuti e di per se non offensivi aspre critiche in ordine alle scelte operate dal Commissario per il piano di rientro per i disavanzi nel settore sanitario della Regione Calabria”. La Dott.ssa Ferrucci prosegue affermando che “si è instaurato un accesso contraddittorio sfociato in reciproche prese di posizione alle quali è stato dato ampio spazio sui giornali e su altri mezzi di informazione in ragione del rilievo della questione per l’opinione pubblica”, chiosando, infine, che “non vi sono margini per utili approfondimenti investigativi”. L’Avv. Aurelio Chizzoniti ha dichiarato: <<sicuro interprete degli unanimi sentimenti di tutti i componenti la Commissione di Vigilanza che ho avuto l’onere di presiedere unitamente a Carlo Guccione, esprimo tutto l’orgoglio bruzio per esserci coesi e compatti opposti, senza ricorrere ad argumenta ad hominem, allo strapotere di chi, vittima di nostalgiche evocazioni imperiali, pensava di rivitalizzare in Calabria il crimine sacrilego di lesa maestà. Ne esce Autorevolmente punita la presunzione di infallibilità con fisiologica esaltazione del sacrosanto diritto di ogni cittadino di criticare l’operato del Potere Pubblico in ogni sua articolazione, ivi compresa quella esercitata da generali in pensione in Calabria. Terra che, pur transitando dal regime borbonico e per annessione a quello piemontese, approdando infine alle sponde repubblicane, a più livelli e con agghiacciante, cinica disinvoltura continua ad essere considerata “riserva di caccia”>>.