Messina, convalidato il fermo per l’allevatore che ha sparato al fratello

L’uomo accusato di tentato omicidio e di detenzione illecita di armi

MANCUSO IGNAZIONella giornata odierna si è svolta presso il Tribunale di Patti l’udienza di convalida del fermo d’indiziato di delitto operato dai Carabinieri di Santo Stefano di Camastra nei confronti di Ignazio Mancuso, nato a San Fratello cl. 1955, allevatore. Nell’udienza avvenuta davanti al Gip Dott. Molina, non solo si è convalidato il fermo, ma si è ricostruita l’azione criminale che l’uomo avrebbe perpetrato, essendo indagato per tentato omicidio e porto d’arma clandestina.

Nella mattinata di ieri il Mancuso si era presentato presso il Comando Stazione di San Fratello (ME),  accompagnato dal proprio difensore di fiducia, l’avvocato Pruiti, dopo la denuncia di due persone – fra cui il fratello sessantatreenne – fatte bersaglio di tre colpi d’arma da fuoco

I Carabinieri della Stazione, acquisita la notizia criminis, avviavano le prime indagini da cui si poteva ricostruire che, verso le ore 12,00 di quel giorno, nella località boschiva di San Fratello (ME) denominata “Passo dei Tre”, il reo aveva esploso, utilizzando una doppietta, tre colpi di fucile all’indirizzo dei due malcapitati. Il movente era futile: l’intento di impedirgli di liberare due cavalli in un’area recintata di comproprietà (tale proprietà era un tempo gestita dai genitori ora deceduti e rispetto ad essa erano nati dissapori che non consentivano di ripartire il lascito ereditario fra i fratelli).

In quell’occasione, Mancuso, dopo aver minacciato di morte i denuncianti era passato alle vie di fatto. E così, imbracciato il fucile che deteneva illegalmente (agli atti non v’è traccia di alcuna denuncia di detenzione armi e munizioni a suo nome), una doppietta, caricata a pallettoni, esplodeva tre colpi.

Il primo all’indirizzo del ragazzo ed i restanti due all’indirizzo del fratello. I Carabinieri ricostruivano che, mentre il Mancuso si trovava all’interno del casolare, notava arrivare i due a bordo di un fuoristrada Toyota a cui era agganciato un carrello che trasportava due cavalli. Parcheggiata l’auto nella strada prospicente il terreno in uso alla famiglia Mancuso, i due si limitavano a restare all’esterno del recinto ed avviavano le operazioni preliminari alle loro attività.

Nello specifico, mentre il giovane faceva scendere i cavalli dal carrello, MANCUSO Giuseppe cominciava le operazioni di sganciamento del carrello dalla jeep.

Foto ricercheIl tutto avveniva fra le minacce del Mancuso che, rimanendo all’interno della proprietà, intimava loro – a pena di morte – di non fare entrare i cavalli nel terreno. Tra i due fratelli i rapporti erano già deteriorati da anni ed il motivo era legato proprio al lascito ereditario del fondo agricolo in cui si sono verificati i fatti.

Nel mentre il reo intimava ai due di non fare accesso all’interno della proprietà, questi ultimi continuavano nella loro compiti senza dare peso a quelle minacce. Ad un tratto il MANCUSO Ignazio, recuperato un sacco bianco dal casolare, usciva e dopo aver ricomposto un fucile tipo doppietta, esplodeva tre colpi:

-          il primo all’indirizzo del ragazzo che si trovava ancora sulla stradina posta al di sopra dell’area recintata (costituita dal casolare e dal vasto terreno di proprietà dei Mancuso);

-          il secondo – in successione – indirizzato al fratello che, invece, era nella stessa strada, in alto, ma più a sinistra (rispetto la prospettiva del fratello Ignazio);

-          Il terzo, sempre indirizzato al fratello ed esploso quando il germano, resosi conto che era scappato con l’auto verso la parte della strada che era senza sbocco, decideva, per salvarsi e non restare intrappolato, di tornare indietro, e perciò, gli passava nuovamente davanti.

Per questo da subito i carabinieri si rendevano conto della pericolosità dell’uomo che utilizzava, nel compiere la sua azione, un arma non denunciata.

Ma già all’arrivo dei carabinieri MANCUSO Ignazio aveva già lasciato i luoghi rendendosi irreperibile.

Sul posto aveva lasciato il proprio telefono cellulare (verosimilmente per non essere intercettato e localizzato) e l’autovettura a lui in uso: un Mercedes ML 270.

Una successiva perquisizione domiciliare e veicolare non consentiva di rinvenire, né il munizionamento né l’arma utilizzata per l’agguato che l’uomo, presumibilmente, aveva portato con sé. Essendo l’area adiacente ad una vasta zona boschiva costituente il parco dei Nebrodi si effettuavano mirati servizi volti al rintraccio dell’uomo, ritenendo che lo stesso – non essendo reperibile nell’abitazione e nel casolare di Passo dei Tre – là potesse trovare rifugio.

Da giorno 2 fino alla serata del 5 luglio scorso l’Arma Stefanese ha avviato diversi servizi tesi al rintraccio del reo che, oltre ad interessare l’abitazione, il casolare, hanno interessato anche diverse zone boschive di San Fratello: Passo dei Tre, Contrada Piano Volpe, Contrada Cerasa, Piano del Vescovo e Artiazze. Le attività, che hanno visto impegnati carabinieri del NOR di Santo Stefano e della Stazione di San Fratello, sono state svolte facendo ricorso all’ausilio di tre unità cinofile ed al servizio aereo del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia. In particolare, oltre alle immediate e dirette ricerche nei boschi, avviate già dal giorno 2 ed per i giorni successivi, facendo ricorso alle unità cinofile, personale del NORM e della Stazione, verificava nuovamente il primo casolare in località Tre Punte e la zona Piano Volpe con esito negativo. In seguito le attività – condotte facendo diversi sorvoli con l’elicottero in area – si orientavano sempre nella stessa località Tre Punte e nelle zone boschive denominate Piano del Vescovo, località Artiazze e località Cerasa.

In questa zona nella parte di bosco compresa fra piano Vescovo e Artiazze d’altronde il personale impegnato notava la presenza dei due figli del Mancuso Ignazio. Ad Artiazze, agro del comune di San Fratello, proprio all’inizio della zona boschiva adiacente ad un casolare denominato Mollica, si erano concentrate le ultime e più assidue ricerche. Là i Carabinieri sono convinti che, per poco, l’uomo gli fosse sfuggito. Mentre si stavano organizzando nuove e più importanti azioni di ricerca, il pastore si costituiva consegnando l’arma usata per la sua azione: un vecchio fucile a doppietta con matricola abrasa con ancora due colpi in canna. I Carabinieri lo conducevano presso la Casa Circondariale di Messina-Gazzi da cui veniva tradotto oggi per essere presente all’udienza di convalida.