‘Ndrangheta, gioco online: “le cosche vanno dove ci sono i soldi”

Il Questore Grassi: “la ‘ndrangheta  e’ votata agli affari. Ci sono dei settori che vanno esplorati ancora con piu’ attenzione perche’ vengono aggrediti dalle cosche per riciclare”

LaPresse/Adriana Sapone

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“Dove ci sono interessi economici c’e’ la ‘ndrangheta e questa operazione ne e’ l’ulteriore riprova”. Cosi’ il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha sintetizzato l’esito dell’operazione “Gambling”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta da guardia di finanza, carabinieri, squadra mobile e Dia. Un aspetto, quest’ultimo, sottolineato dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, che ha evidenziato la “straordinaria collaborazione tra le varie forze. Mai in passato un’indagine cosi’ importante ha visto operare insieme tutte le forze di polizia”. Un’inchiesta, ha spiegato il procuratore de Raho, che nasce dalle minacce cui e’ stato sottoposto il titolare di un punto scommesse affinche’ accettasse modalita’ diverse di raccolta del denaro, non piu’ solo in forma telematica, come previsto dalla legge, ma in contanti. E proprio questa, ha spiegato De Raho, era la modalita’ che consentiva alle cosche di riciclare denaro e di incrementare ulteriormente i propri gia’ enormi profitti grazie ad una raccolta “in nero” di scommesse eludendo il pagamento delle tasse. “La ‘ndrangheta – ha detto il questore Raffaele Grassi – e’ votata agli affari. Ci sono dei settori che vanno esplorati ancora con piu’ attenzione perche’ vengono aggrediti dalle cosche per riciclare. E’ una nuova frontiera, con interessi proiettati all’estero. Per la nostra parte abbiamo attenzionato la parte di Reggio Calabria che fa capo alla cosca dei Tegano che nel tempo hanno creato circoli ricreativi che fungevano da schermo. I proventi dell’attivita’ illecita e del riciclaggio venivano investiti in altre attivita’, compreso l’ampliamento dei siti per le giocate”. Il comandante provinciale dei carabinieri Lorenzo Falferi ha sottolineato come le cosche “si siano infiltrate nei centri scommesse” e come Mario Gennaro, indicato come “il referente del sistema affaristico criminale, fosse deputato a gestire gli interessi della ‘ndrangheta intesa nel suo carattere unitario. Gennaro trasforma il sistema e lo fa diventare un’organizzazione affaristico-criminale tentando anche, in passato, un’accreditamento giurisdizionale con un ricorso alla Corte di giustizia di Strasburgo”. Il col. Alessandro Barbera, comandante della Guardia di finanza, ha reso noto che in casa casa di un indagato sono stati sequestrati 160 mila euro in contanti, 20 mila dei quali nascosti in una lavatrice. “Un ‘lavaggio’ totale – ha detto scherzosamente l’ufficiale – ma che dimostra la forza economica delle cosche”. Barbera ha poi messo in evidenza la sproporzione dei dati relativi ai flussi economici movimentati per le scommesse rispetto alle possibilita’ economiche dei soggetti interessati. Un tema, quest’ultimo, ripreso dal col. Gaetano Scillia, capocentro della Dia, che ha evidenziato come, secondo le statistiche, nel 2012, a Reggio Calabria, a fronte di un pil locale di 8 miliardi di euro, ci siano stati 800 milioni di euro di giocate, pari al 10%, “dati che evidenziano – ha detto Scillia – la presenza di un sommerso economico”.