Morto E.L. Doctorow ha mostrato l’America al mondo

Barack Obama: “E.L. Doctorow è stato uno più grandi romanzieri d’America, ci mancherà”

E.L. DoctorowMartedì 21 Luglio 2015, a New York, si è spento uno dei più grandi romanzieri d’America e del mondo, descritto così dallo stesso Presidente Obama tramite un Tweet. Edgar Lawrence Doctorow (chiamato Edgar dai genitori in onore di Edgar Allan Poe), da tempo malato di un tumore al polmone, è scomparso all’età di 84 anni, un anno dopo la pubblicazione in Italia del suo ultimo romanzo “La coscienza di Andrew”. Proveniente da una famiglia ebraica di origini russe, Doctorow non è mai stato particolarmente apprezzato in Italia se non da un mercato di nicchia, costituito da chi sa a cosa va incontro aprendo un romanzo di E.L. Conosciuto in tutto il mondo come un lettore vorace, grande appassionato dei nostri Dante e Boccaccio, Doctorow diventa un maestro della letteratura americana con “Il libro di Daniel” (trad. di Ettore Capriolo, Mondadori, Milano, 1980), opera in cui immagina un caso simile a quello dei Rosenberg, i coniugi accusati di spionaggio in favore dell’Urss, ricostruendo ed analizzando l’America di quegli anni, regalando al lettore un’esperienza unica nel suo genere. L’autore si esibisce in altri due capolavori, “Ragtime” (trad. di Brunzo Fonzi, Mondadori, Milano 1976) e “Billy Bathgate” (trad. di Ettore Capriolo, Lenardo, Milano, 1990), intervallati da romanzi di minor successo mondiale, prima de “La coscienza di Andrew” (trad. C. Prosperi, Mondadori, Milano, 2015), il cui titolo è stato un capriccio dell’autore (quello della versione americana è “Andrew’s Brain”) che ha voluto mostrare il suo amore per la letteratura italiana richiamando al classico “La coscienza di Zeno”. L’ottantenne maestro del romanzo americano si cimenta, nel suo ultimo capolavoro, in un’innovazione rispetto alla narrativa conservatrice. Andrew, dialogando con un ipotetico psicanalista che chiama semplicemente Doc, è uno psicologo cognitivo depresso, con chiari sintomi psicopatologici, che tenta di colmare il divario, attuale nelle neuroscienze, tra coscienza e cervello, raccontando al lettore una storia che confonde la realtà con l’immaginazione, con particolari che l’autore stesso afferma di non conoscere. Concludo con una perla di saggezza tratta appunto dal suo ultimo romanzo: “La felicità consiste nel vivere la quotidianità della vita e non sapere quando sei felice. La vera felicità deriva dal non sapere che sei felice, è una serenità animale, una via di mezzo tra appagamento e gioia, la stabilità dell’io risolto nel mondo.”(La coscienza di Andrew, p.62).