Messina, Fenech e Risitano vogliono mettere mano al regolamento del Consiglio: “occorre trasparenza anche nelle Commissioni”

Le due esponenti di Cambiamo Messina dal Basso presentano una proposta dopo le polemiche innescate dai 5Stelle

palazzo_zanca6_quimessinaLe Consigliere Lucy Fenech ed Ivana Risitano hanno presentato questa mattina una proposta di Delibera di modifica del regolamento Comunale al fine di rendere pubbliche le commissioni consiliari e i relativi verbali.

Per le esponenti di CMdB la proposta rappresenta l’unica via concreta per rispondere alle polemiche nate nei giorni scorsi dopo le denunce del deputato regionale del M5S Valentina Zafarana. “Ci siamo prese la responsabilità di fare subito una proposta che è proprio di competenza del Consiglio Comunale senza rimandare ad altri responsabilità che non gli spettano.  Sarà il Consiglio quindi a scegliere se approvare velocemente la modifica del regolamento ed andare incontro alle esigenze di trasparenza che la cittadinanza e gli stessi rappresentanti regionali richiedono” hanno commentato le rappresentanti accorintiane a Palazzo Zanca.

Ricordando come le commissioni consiliari permanenti nascano quale emanazione del Consiglio Comunale, luoghi in cui certi temi e questioni possano trovare approfondimento, Risitano e Fenech evidenziano il vulnus presente nel Regolamento del Consiglio Comunale di Messina, laddove esso prevede la pubblicità delle sedute di Consiglio ma non estende esplicitamente la stessa pubblicità alle Commissioni.

Dal momento del nostro insediamento – hanno concluso le esponenti del consesso civico – pensiamo che il regolamento richieda una modifica in tale direzione. E’ per questo che stamattina abbiamo depositato una delibera volta a modificare gli articoli che disciplinano la pubblicità delle sedute di Commissione Consiliare e dei relativi verbali. Siamo consapevoli che il Regolamento richieda anche altre modifiche: ci sembra però significativo iniziare a lavorare su di esso, e farlo proprio a partire da quello che per noi è centrale, e cioè la possibilità che i cittadini abbiano accesso, anche diretto, ai processi decisionali, alle discussioni, ai confronti, ai dibattiti, allo studio e all’elaborazione degli atti. Che anche le commissioni diventino un’agorà è parte di quel processo partecipativo, diretto e indiretto, in cui fortemente crediamo”.