Messina, Accorinti espone la bandiera greca. I debiti li paghiamo solo noi

Il sindaco ha voluto simbolicamente esprimere la propria vicinanza al governo Tsipras

comune messina bandiera greciaIn campagna elettorale, alla vigilia del ballottaggio, Renato Accorinti ammetteva le difficoltà insite nella sfida futura: i conti di Palazzo Zanca erano dissestati già all’epoca e le criticità nei documenti contabili lasciavano intravedere neri presagi sulla stabilità dell’Ente. Lo spettro del default veniva però esorcizzato dal leader di CMdB. L’idea di fondo era chiara: il timore del dissesto è ampiamente strumentalizzato.

Ora, se il primo cittadino avesse esposto il 26 giugno del 2013 la bandiera ellenica sul balcone del Comune, nessuno in città sarebbe rimasto stupito. Nessuno avrebbe manifestato le proprie perplessità vedendo l’assessore Ialacqua sfilare al fianco della comunità greca locale, per celebrare il No all’intesa coi creditori sotto l’effige di Syriza. Del resto le simpatie della Giunta nei confronti di Tsipras sono apparse abbastanza chiare alla vigilia delle elezioni europee, quando con la fascia tricolore il sindaco presenziava comizi e confronti dell’Altra Europa.

Tutto legittimo, per carità, fa parte del gioco, se non fosse che in questi due anni qualcosa è cambiato. E’ accaduto, ad esempio, che predicando e praticando una linea di rigore a oltranza il vice-sindaco, Guido Signorino, abbia gettato le basi per un Piano di Riequilibrio fatto di sforzi e sacrifici. Ai messinesi è stato detto: stringete la cinghia, insieme con uno sforzo collettivo ne verremo fuori. E la cittadinanza, vedendo nei docenti della Giunta dei Re Mida post-moderni, si è fidata: giù con la Tasi, la Tari ed ogni altro balzello ingiusto se raffrontato ai servizi offerti dal Comune.

Oggi scopriamo che questo cammino virtuoso, compiuto nell’interesse dei creditori che non possono essere buggerati dall’oggi al domani, vale solo per noi. I greci non stanno solo in un altro paese, stanno proprio su un altro pianeta. E così i messinesi devono pagare a livello locale le spese folli del Palazzo e, a livello nazionale, i debiti maturati da Atene. Mica male sta rivoluzione.

[foto tratta dai social-network]