Marx ed i contribuenti tedeschi: il problema politico del salvataggio greco e il rischio contagio per l’Italia

Proseguono le trattative comunitarie con Atene: Juncker prudente, Tsakalotos filosofico

Varoufakis e Tsakalotos - Foto LaPresse

Varoufakis e Tsakalotos – Foto LaPresse

I cittadini greci hanno parlato, a me piacerebbe capire cosa hanno detto”. Il commento serafico è di Jean Claude Junker, presidente della Commissione europea, che stamane ha relazionato sulla crisi greca innanzi al Parlamento comunitario. Juncker, un tempo colomba della trattativa col premier ellenico, adesso sembra essere diventato falco: a determinare questa trasformazione sarebbe stata la scelta populista del governo Tsipras, la volontà di trasformare una possibile sintesi politica in una sorta di revanscismo finanziario in salsa ateniese.

Jean-Claude Juncker - foto LaPresse

Jean-Claude Juncker – foto LaPresse

Lo dice, fra le righe, lo stesso numero uno della Commissione: “La domanda che è stata rivolta al popolo greco riguarda qualcosa che non esiste. Il primo ministro Tsipras potrebbe spiegarcelo dettagliatamente, ma forse ne verrebbe fuori un circo“. Parole che difficilmente possono simboleggiare un ramoscello d’ulivo all’ombra del Partenone. Ma se le premesse non sono incoraggianti, Juncker – mediatore avveduto – offre ancora uno spiraglio a Syriza: “Voglio evitare la Grexit, sono contrario, cercherò di evitarla fino alla fine: la Grecia è una grande nazione e buttarla fuori dall’area euro o dalle Ue non è una cosa che vogliamo o dovremmo volere. Ma ora dobbiamo affrontare la situazione”, ha detto il politico lussemburghese, spiegando come al momento “non esistono risposte facili“.

Varoufakis e Tsakalotos - foto LaPresse

Varoufakis e Tsakalotos – foto LaPresse

Sul fronte della trattativa, la Bce ha gelato le aspettative di Atene, bloccando l’ELA a 89 miliardi.  Ciononostante il cambio di guardia avvenuto all’interno del Gabinetto greco, con le dimissioni di Yanis Varoufakis e la contestuale ascesa di Euclid Tsakalotos, è stato salutato positivamente dai ministri dell’Economia dell’Eurozona. L’approccio concettuale non è cambiato, ma i toni sfumati, la predisposizione al dialogo, possono fare la differenza in un contesto come quello attuale, ove la forma si traduce in sostanza.

Tsakalotos, 55 anni, nato a Rotterdam e laureatosi ad Oxford nel 1989, militante di Syriza da almeno un decennio, è un marxista convinto. Avendo già ricevuto il compito di trattare coi creditori all’indomani delle sortite mediatiche del suo predecessore, sa perfettamente a cosa va incontro: conosce i termini della posta in gioco e ciò ha consentito, almeno indirettamente, all’Esecutivo di cui fa parte di bypassare la fase esplorativa che in questo momento potrebbe nuocere all’economia del paese. Come Varoufakis, però, è convinto che l’aspetto filosofico sia preminente: la crisi non sarebbe dettata da ragioni di liquidità, ma da un deficit di democrazia sotto l’egida della moneta unica, moneta cui però sono legate – per sua stessa ammissione – le speranze di sviluppo della nazione.

Angela Merkel e Francois Hollande - foto LaPresse

Angela Merkel e Francois Hollande – foto LaPresse

Il dilemma sullo sfondo è sempre lo stesso: salvando la Grecia rafforziamo i vincoli politici della comunità, trasformandola in una vera entità internazionale, o autorizziamo all’interno dei confini continentali le condotte più scellerate, con buona pace degli impegni presi ed in ossequio ad un’erronea concezione di cooperazione? Se Parigi valuta una revisione delle proprie linee guida, Berlino è assai meno incline al compromesso a ribasso: la Merkel semplicemente non può convincere i contribuenti tedeschi ad accettare una malsana logica secondo cui, per dirla con le parole di Claudio Cerasa, le condizioni per onorare un mutuo le stabilisce chi lo contrae e non chi lo eroga.

Matteo Renzi ed Angela MerkelA Roma, infine, si procede in ordine sparso. Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan hanno rassicurato la cittadinanza: l’Italia non è esposta ad alcun rischio, sebbene perori – a livello diplomatico – la causa di una revisione delle direttrici europee, ispirata alla logica dello sviluppo in sostituzione dei diktat dell’austerità. Il Fondo Monetario Internazionale non è precisamente dello stesso avviso: l’organizzazione diretta da Christine Lagarde ha lanciato un monito sul possibile impatto fiduciario per il Bel Paese, paventando il rischio contagio per un sistema che a fatica sta emergendo dalla recessione. Da qui l’invito a procedere con le privatizzazioni e le liberalizzazioni, unico volano per la crescita.