Infrastrutture verdi a Messina: ambiziose prospettive o progetti utopistici?

1Ieri, venerdì 17 luglio presso l’Hotel Royal Palace, è stato organizzato un seminario tecnico dall’Ordine degli ingegneri  sul tema della valorizzazione delle “Infrastrutture verdi” e come queste possano cambiare l’ambiente e il cittadino stesso.

Lo scambio di opinioni ha visto emergere  posizioni coerenti su questo tema, da parte di specialisti di ogni tipo.  Appare proficuo in questa iniziativa promuovere un tipo di approccio multidisciplinare che ascolta il parere di personalità specializzate  in campi differenti: l’ingegnere, l’architetto, il geologo ecc. collaborano insieme per la scelta di misure appropriate da attuare. Questa crescita, culturale e sociale, applicata alla multidisciplinareità otterrà una visione olistica delle identità territoriali, delle tecniche idrauliche e naturalistiche ed ecosistemica dei paesaggi.

Tali interventi  sono parte integrante di una pianificazione urbanistica per la gestione del verde, con scopi di difesa idrogeologica , aumento della permeabilità del territorio e uso di una vegetazione autoctona.  L’obiettivo da parte degli enti che li promuovono è il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali legati alle scelte di trasformazione e gestione del territorio. I settori che dovrebbero essere coinvolti sono Amministrazioni Pubbliche , Università e maggiormente le scuole,  dove l’educazione ambientale  diventa strumento fondamentale di formazione e sensibilizzazione per le nuove generazioni. In  tal modo il pubblico ha la possibilità di apprendere le conoscenze sulla biodiversità del  territorio in cui vive.

Durante il convegno è stato accennato  il PAES della città di Messina, ovvero il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, che costituisce uno strumento per poter programmare l’attuazione di futuri interventi di efficientamento energetico.  Inoltre è emersa la necessità della redazione di studi di fattibilità e/o progetti per  Smart City, iniziativa che si pone l’obiettivo di elaborare analisi, ricerche e modelli replicabili da mettere a disposizione di altri Comuni Italiani che vogliono intraprendere la via che porta a “città intelligenti” sulla base della convinzione che la cornice di sviluppo delle smart cities, definita a livello europeo, deve essere un modello di riferimento replicabile e adattabile alla realtà italiana.

Daniela Romano, professoressa del Di3A (Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente ) di Catania, ha esposto il problema dell’isola di calore , cioè il fenomeno che determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane cittadine , rispetto alle circostanti zone periferiche e rurali: una sorta di “local warming” che affligge le nostre città fin da quando l’uomo ha smesso di progettare i luoghi in modo armonico. L’isola di calore vede i centri urbani sempre più simili a forni (senza possibilità di ventilazione a causa di edifici orientati male e ammassati) e campagne dove il dislivello climatico supera senza difficoltà i 5° di differenza. Il verde , conferma la docente, servirebbe a modificare e a dar respiro all’ambiente circostante.

L’ Onorevole Vincenzo Garofalo ,sintetizzando i punti-chiave trattati dagli altri relatori durante il seminario ,pone l’accento sulla fondamentale istituzione di una campagna di sensibilizzazione sopracitata “facile per i nuovi giovani avvezzi al cambiamento”; e conclude “le strutture verdi potrebbero rappresentare un volano per l’economia, agli iniziali costi subentrerebbero rendiconti sostanziali”.

Tuttavia per la situazione del territorio messinese non è emersa alcuna proposta che si possa allineare a questa linea di pensiero.