“In questa chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti… Tornate a casa vostra!”: il messaggio di don Gianfranco Formenton

Il parroco di Sant’Angelo in Mercole a Spoleto ha affisso fuori dalla chiesa un messaggio contro i razzisti che ha fatto il giro del web

spoleto-cartello-razzismo“In questa chiesa e’ vietato l’ingresso ai razzisti… Tornate a casa vostra!”. La scritta a caratteri cubitali rossi e neri campeggia su un cartello bianco affisso sul portone della sua chiesa dal parroco di Sant’Angelo in Mercole a Spoleto, don Gianfranco Formenton, originario del Veneto, che reagisce cosi’ alle rivolte dei residenti contro l’arrivo di profughi scoppiate a Quinto di Treviso e poi anche a Roma. “Ero straniero e non mi avete accolto”, ha scritto inoltre don Formenton sul cartello citando polemicamente il Vangelo di Matteo sul Giudizio finale e aggiungendo la conseguente invettiva: “Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…”. La foto del cartello appeso dal parroco davanti alla chiesa spoletina sta facendo il giro dei social network e dei siti web, suscitando reazioni di tenore contrastante.

“Molto rumore per nulla. E’ solo il Vangelo”: commenta don Formenton, stupito per il clamore che sta creando il cartello. “Mi sorprendono di piu’ – spiega il sacerdote – gli insulti che mi rivolgono sul web”. “Ma io – sottolinea ancora don Formenton – non ripeto altro che quello che gia’ dice Papa Francesco. E infatti chi pensa di insultarmi scrive sui social network che questi sono i frutti della Chiesa di Bergoglio. E’ vero, questi sono i frutti della Chiesa di Bergoglio per la quale i poveri sono un Sacramento”. “L’obiettivo del cartello e’ di far sperimentare ai razzisti l’effetto che fanno su di se’ certe posizioni”, aggiunge il parroco.

Don FormentonDon Formenton non e’ nuovo a iniziative che lo hanno visto attuare coerentemente i principi evangelici, risultando spesso scomodo alla politica come anche negli ambienti ecclesiastici. Nel 2006, ad esempio, reagi’ duramente al ‘no’ del Vicariato di Roma ai funerali religiosi per Piergiorgio Welby, tanto da celebrare lui stesso una messa in suffragio. Anni prima, don Formenton aveva anche avviato nella ricorrenza del 2 novembre una personale crociata sull’eccesso di composizioni floreali e costosi copricasse nei funerali, ordinando che fossero lasciati fuori dalla chiesa e scagliandosi contro “la nuova liturgia inventata da quelli che gestiscono di fatto la celebrazione della morte nella nostra societa’: le imprese di pompe funebri”. Molti i suoi interventi provocatori durante il terremoto che colpi’ l’Umbria e le Marche, prendendosela in particolare con i “regali inutili” per Natale che rischiavano di far diventare i terremotati “un popolo di mendicanti”.