Grecia, trattative interrotte e referendum a rischio. Tsipras condanna il ricatto dell’austerity

Un ricorso in Consiglio di Stato potrebbe congelare la scelta dell’Esecutivo. I creditori, intanto, bloccano le intese

Crisi Grecia - foto LaPresse

Crisi Grecia – foto LaPresse

Se l’azzardo doveva essere strategico, se l’ipotesi referendaria era passata dal Consiglio dei Ministri per mettere pressione ai creditori e costringerli a rinegoziare condizioni più favorevoli, la mossa di Tsipras non ha sortito l’effetto sperato. L’Eurogruppo e la Commissione hanno detto in maniera inequivocabile che intese last-minute non saranno raggiunte: l’ipotesi di un salvataggio in extremis, contemplata per scongiurare il rischio elettorale, è stata rispedita al mittente.

Fronte del No al referendum greco - foto LaPresse

Fronte del No al referendum greco – foto LaPresse

Atene ha adottato la strategia del coinvolgimento popolare e a questo punto nulla può impedire ai greci di prendere posizione in maniera chiara, univoca, votando sì o no alle nuove intese, in ossequio alla declamata sovranità. Nulla o quasi, perché diversi giuristi ellenici hanno avanzato dubbi sulla costituzionalità del quesito ed il caso è stato sottoposto all’attenzione del Consiglio di Stato, chiamato entro venerdì a dirimere la controversia ed a pronunciarsi sull’eventuale “congelamento” della tornata referendaria.

Le obiezioni concernono l’art. 44 della Costituzione e la legge 4023 del 2011, laddove si stabilisce che i quesiti di democrazia diretta non possono concernere le materie fiscali, mettendo in discussione il funzionamento dello Stato. Una interpretazione tutta da dimostrare, che se però corrispondesse al dettato effettivo della Carta aprirebbe ad ulteriori colpi di scena sul tavolo delle trattative.

Code alla banca greca - foto LaPresse

Code alla banca greca – foto LaPresse

Sì, perché dopo un’iniziale e timida apertura, Jean Claude Juncker – alfiere dell’intesa vicino a Tsipras a dispetto delle ultime polemiche – è stato convinto dal Cancelliere tedesco: gli elettori greci hanno il diritto di dire la loro sul futuro della propria economia. Una strategia che, come vi avevamo raccontato, nasconde un sotto-testo dei falchi di Berlino: se accettiamo compromessi a ribasso dell’ultima ora, lasciamo intendere che il problema finanziario sia un problema dei creditori anziché del paese. Da qui la decisione di far saltare il banco, promettendo semmai nuove aperture soltanto dopo il 5 luglio. Una posizione, questa, condivisa anche dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: “data la situazione politica e dato l’invito a votare ‘no’ del governo al referendum, non vediamo terreno per altre discussioni” è stato il suo lapidario commento.

E mentre le forze d’opposizione elleniche denunciano l’irresponsabilità di Tsipras e l’atteggiamento pilatesco con cui ha rimandato agli elettori ogni scelta, a dispetto del mandato ottenuto pochi mesi addietro, il premier ha denunciato ancora una volta il “ricatto dell’austerity“, spiegando che salari e pensioni non andranno persi e che dire no a questa Europa non vuol dire perorare l’uscita dalla Comunità. Tsipras si sta esponendo molto in questa campagna elettorale lampo, per cui – se referendum sarà – il risultato delle urne determinerà probabilmente uno sconvolgimento dell’assetto politico odierno.

Fronte del No al referendum greco - foto LaPresse

Fronte del No al referendum greco – foto LaPresse

L’ultima stoccata al primo ministro, nella serata di ieri, è arrivata da Christine Lagarde, anche lei contraria alla trattativa: “Abbiamo ricevuto un numero esorbitante di ‘ultime offerte’, puntualmente convalidate, invalidate, cambiate ed emendate” ha affermato la direttrice del Fondo Monetario Internazionale con una certa ironia, confidando nella maturità del popolo greco in vista dell’appuntamento di domenica. Una dichiarazione al tempo stesso dura ma politicamente corretta che nasconde un dato: il Fondo considera già adesso la Grecia quale paese insolvente, come ha lasciato intendere Gerry Rice, Direttore del Dipartimento comunicazioni dell’istituzione e dottore di ricerca in Storia Moderna presso l’Università di Glasgow.