Grecia, il rischio fallimento è concreto. Tsipras a Strasburgo attacca le banche

Ancora nessun piano, vincoli sociali alle future intese e j’accuse contro gli istituti di credito: il premier greco gioca col fuoco

Alexis Tsipras al Parlamento Europeo - foto LaPresse

Alexis Tsipras al Parlamento Europeo – foto LaPresse

Si è concluso pochi istanti fa l’intervento del primo ministro greco, Alexis Tsipras, innanzi al Parlamento di Strasburgo, riunito in sessione plenaria. Il capo del governo ellenico ha impostato un discorso di natura filosofico-politica, rinnovando le proprie critiche concettuali alle linee guida dell’austerità. Non un’anticipazione, però, è stata offerta sul piano alternativo di salvataggio che Atene vorrebbe veder adottato dalle istituzioni continentali, a dispetto dei richiami al pragmatismo provenuti sia dalla Merkel che da Hollande.

Europarlamentari a sostegno di Tsipras - foto LaPresse

Europarlamentari a sostegno di Tsipras – foto LaPresse

L’impressione, in tal senso, è che le esternazioni del leader di Syriza abbiano ulteriormente gelato la platea: da un lato, infatti, le forze di estrema destra e sinistra presenti in Parlamento hanno battuto le mani più volte durante l’eloquio del premier greco; dall’altro, però, liberali, socialisti e popolari sono rimasti in silenzio, più confusi che persuasi. Ed era proprio questa variegata componente di alti delegati degli Stati membri che bisognava convincere per accrescere il proprio potere contrattuale.

Tsipras ha optato per un’altra strategia, rispolverando i cavalli di battaglia referendari: ha detto che la sua missione istituzionale è ridare speranza ad un popolo coraggioso, a dispetto delle pressioni indecenti provenute dai media internazionali. Non siamo ancora all’accusa di terrorismo lanciata da Varoufakis all’indirizzo dei creditori, ma poco ci manca. L’accordo che Tsipras invoca somiglia, sempre di più, ad un raffazzonato piano di finanziamento a fondo perduto, basato sulla generica affidabilità pretesa da un partner che sinora è contravvenuto a qualsiasi intesa siglata.

Crisi Grecia - foto LaPresse

Crisi Grecia – foto LaPresse

Puntando l’indice contro gli istituti di credito, rei di aver lucrato sulla situazione defraudando la Grecia dei fondi stanziati, il leader di Syriza ha invocato il rispetto di determinate “condizioni sociali” per l’applicazione di qualsiasi piano di rientro. Obiezione, questa, che la stampa tedesca ha già metabolizzato e rispedito al mittente, spiegando come il sodalizio dei patti debba prevalere – per il futuro dell’Unione – rispetto alle intese poggiate sui ricatti.

E qui torniamo al punto di partenza, come in un gigantesco gioco dell’oca. L’esito del referendum, ancorché scontato, non rappresenta una soluzione ma è parte del problema. Ieri la cancelliera Angela Merkel ha spiegato come, togliendo dal campo quell’ipotesi, i greci abbiano sovranamente scelto di ridiscutere i negoziati, restringendo però il perimetro delle possibili soluzioni. Il mandato tedesco è chiaro: “senza le riforme non è possibile intraprendere le necessarie iniziative“.

Creditori Grecia - foto LaPresse

Creditori Grecia – foto LaPresse

Lo stallo che ne è venuto fuori rischia di travolgere l’agorà: l’eventuale prosecuzione ad oltranza di un muro contro muro coi creditori potrebbe determinare il fallimento nazionale e a quel punto l’austerity arriverebbe lo stesso, ma senza cuscinetti o exit strategy di lungo respiro. L’assaggio di questi giorni vale più di una testimonianza: la chiusura delle banche e la confisca dei depositi sono il preludio dello spettacolo futuro, perché se anche i greci rifiutano di ripagare i debiti, ci sarà sempre il problema del saldo passivo tra entrate e uscite dello Stato. Un problema che non dipende da Berlino, da Parigi o dal vertice del Fondo Monetario.

E intanto Tusk, presidente del Consiglio europeo, punta la clessidra: “abbiamo solo cinque giorni per trovare l’accordo finale“. Dopodiché sarà default.