Grecia, intesa raggiunta: 86 miliardi destinati ad Atene. Ma le condizioni sono durissime

Tsipras pronto al duello in Parlamento: l’ala radicale di Syriza non vuole firmare l’accordo

Alexis Tsipras - foto LaPresse

Alexis Tsipras – foto LaPresse

L’Odissea del debito greco sembra essere ad un punto di svolta. Il governo Tsipras ha infatti trovato un’intesa con l’Eurogruppo, a dispetto dei neri presagi che erano aleggiati sull’intera comunità nel fine settimana.

Dopo quasi settantadue ore di fibrillanti contatti telefonici, l’accordo di massima è stato trovato. Tutto ruota attorno ad un fondo, destinato ad ospitare quegli asset greci che andranno privatizzati a beneficio del debito e della ricapitalizzazione delle banche. Un fondo da 52 miliardi, con una governance tecnica che sarà chiamata a valutare quali saranno i beni che meglio si presteranno al fine agognato.

A fronte di ciò corrisponderà un programma di aiuti da 86 miliardi, elargiti nell’ambito del Salva Stati: un programma che scongiura, nell’immediato, il rischio Grexit ed evita l’esposizione al contagio dei paesi dell’area mediterranea. Niente da fare, invece, sul taglio nominale del debito, sebbene vi saranno concessioni in merito al prolungamento delle scadenze.

Angela Merkel - foto LaPresse

Angela Merkel – foto LaPresse

Se la Germania puntava a ricostruire i rapporti dopo il referendum, costringendo Tsipras all’assunzione di responsabilità, l’ultimatum lanciato nei confronti di Atene sabato scorso ha colto nel segno. Il governo di Syriza dovrà far approvare le misure concordate in sede comunitaria entro e non oltre mercoledì dal proprio Parlamento, ratificando così un tacito patto che – per usare le parole del Presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk – serve “a ripristinare la fiducia tra i partner“.

In sostanza il Parlamento greco dovrà disporre nelle prossime 48 ore:

  • la modifica dell’Iva e l’ampliamento delle imposte per aumentare i ricavi;
  • la revisione del sistema pensionistico in vista di una riforma organica;
  • consistenti tagli alla spesa pubblica.

Dopodiché, nella prossima settimana, bisognerà procedere ulteriormente con l’adozione di un Codice di Procedura Civile in grado di ridurre i costi della giustizia ed accelerare i tempi dei processi. Condizioni onerose, certamente, ma indispensabili – secondo la Merkel – per proseguire il cammino all’interno dell’Eurozona.

Matteo Renzi - foto LaPresse

Matteo Renzi – foto LaPresse

E se Hollande esulta per il compromesso raggiunto, Rajoy e Renzi negano di aver utilizzato l’approccio vendicativo, parlando di misure ragionevoli che vincoleranno un percorso di riforme obbligato. Assai più duro il commento del primo ministro polacco: l’intesa onerosa sarebbe il “prezzo che la Grecia paga dopo 7 mesi di populismo del suo governo sbarazzino”.

 “Abbiamo ottenuto l’alleggerimento del debito e i finanziamenti a medio termine – ha affermato il primo ministro Alexis Tsipras – e abbiamo evitato il trasferimento dei nostri beni all’estero”. Un successo  rivendicato apertamente, che poco persuade l’ala radicale di Syriza. Al momento in cui scriviamo, nello stesso Esecutivo ellenico si registra uno strisciante malcontento che rischia di esplodere proprio in sede parlamentare. Il ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazaris, ha parlato di un “accordo umiliante”, non garantendo l’esito scontato in seduta plenaria.

Qualora, però, Lafazaris boicottasse l’intesa, la Grecia si troverebbe giocoforza con un piede e mezzo fuori dall’Europa unita: il che non vorrebbe dire mettere fine all’austerità, ma fare i conti con un’austerità rinforzata, stante l’impossibilità di pagare i conti in virtù dell’assenza di liquidità.