Grecia, gli avvoltoi sulla soglia del Partenone: Tsipras ragiona, ma i professoroni vogliono il “game over”

Una nutrita pattuglia di rivoluzionari da salotto ha soffiato sul fuoco della crisi nella speranza di ricattare i paesi della Comunità. Tsipras ha intuito il rischio ed è tornato sui suoi passi: per questo adesso incassa gli insulti degli euro-sfascisti

Proteste contro l'intesa raggiutnta con l'Eurogruppo - foto LaPresse

Proteste contro l’intesa raggiutnta con l’Eurogruppo – foto LaPresse

Gli eventi greci hanno mostrato alcuni elementi che dovrebbero indurre ad una riflessione l’opinione pubblica internazionale. Alexis Tsipras, sfoggiando uno spessore politico diverso rispetto ai suoi fan all’amatriciana, ha saputo far di conto: messo alle strette dall’atteggiamento irremovibile dei creditori, ha capito che a far saltare il banco c’avrebbe rimesso in primo luogo il popolo greco. Dietro la balla, venduta tanto al chilo, di un mondo colorato senza la moneta unica si aggira, in realtà, lo spettro di un salto nel buio, l’esposizione di un sistema nazionale – gravemente indebitato – alle fluttuazioni dei mercati, senza alcuna rete protettiva di sostegno alle poche aree produttive rimaste in piedi. Aver alimentato per mesi l’idea che l’austerity potesse essere sepolta con una scrollatina di spalle ha cementificato i dubbi sulla maturità governativa del primo ministro greco, portando al risultato opposto: anziché determinare condizioni migliori al tavolo delle trattative, nessuna flessibilità è stata riconosciuta all’azzardo di Syriza ed il ricatto referendario – con la santa crociata greca per la sovranità – è stato rispedito al mittente dalla rigorosità dei cristianodemocratici di Berlino.

Beppe Grillo - foto LaPresse

Beppe Grillo – foto LaPresse

Così, mentre gli economisti keynesiani guardavano con scetticismo all’Eurogruppo, denunziando la malvagità dei creditori che non hanno voluto metter mano al portafogli, ad Atene è iniziato a serpeggiare un dubbio: è davvero opportuno mantenere una posizione oltranzista, ottenendo il plauso di chi vuole la rivoluzione a patto che essa sia condotta per procura? Si può rischiare ulteriormente il futuro di un popolo, sperimentando la scommessa di mettersi in proprio a dispetto di ogni evidenza empirica? Può, insomma, la lezione magistrale di qualche alto docente essere la stella polare nell’azione di governo?

L’allusione, senza troppi giri di parole, prendeva di mira non soltanto i grandi campioni dell’analisi finanziaria, da Piketty a Stiglitz, ma quel variopinto circolo di avvoltoi che sperava di banchettare fra le rovine del Partenone.

Festeggiamenti in Grecia per la vittoria del No - foto LaPresse

Festeggiamenti in Grecia per la vittoria del No – foto LaPresse

Non a caso oggi è stato tutto un susseguirsi di dichiarazioni contro il leader ellenico, accusato di aver svenduto il paese, di aver ceduto alla violenza squadrista del Fondo Monetario Internazionale (sic), di aver assecondato un colpo di Stato, di essersi piegato adottando un atteggiamento cialtronesco. Frasi in libertà, sparate dalla brigata biancoazzurra che sperava di rinverdire la propria giovinezza occupando Piazza Syntagma contro il “nemico kapitale“.

Tsipras sapeva a cosa andava incontro e ha pagato pegno al proprio atteggiamento “sbarazzino“, per utilizzare l’espressione offerta dal capo del governo polacco. Non a caso nella serata di ieri, come hanno riferito fonti greche, il primo ministro ha abbandonato gli interlocutori lasciandosi scappare una frase emblematica: “posso comprare un biglietto aereo ed andare in qualsiasi paese della Comunità. Tanto a casa mi diranno che ho venduto tutto“.

Fronte del No al referendum greco - foto LaPresse

Fronte del No al referendum greco – foto LaPresse

Nemo propheta in patria, Tsipras si trova adesso alle prese con la fragile maggioranza che lo supporta, un’accozzaglia di forze populiste che racchiude la sinistra oltranzista e la destra nazionalista. Per intenderci è come se Sel avesse cooptato al governo la Lega, giusto per offrire un affresco preciso delle questioni interne. E come da pronostico l’approvazione del pacchetto concordato in sede comunitaria rischia di essere affossato dalle resistenze dei duri e puri in Parlamento: da un lato Anel, partito di maggioranza, ha annunciato che si opporrà strenuamente all’intesa; dall’altro la minoranza radicale di Syriza ha fatto trapelare che valuterà la possibilità di mostrare il pollice verso. Incognite minacciose per un paese che rischia di essere travolto dalla propria povertà, qualora non arrivasse la liquidità offerta dai partner comunitari. Alcuni attori, fra cui il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazaris, vogliono trasformare il mito di Davide e Golia nella storia di Sansone: utilizzando l’arma impropria del contagio, vogliono che la lotta per la propria dignità spiani la strada alla morte di ogni filisteo. L’ennesima giocata sulla pelle dei cittadini.