Crisi nera del commercio: sempre più saracinesche abbassate a Reggio

La crisi economica che sta colpendo l’Italia sta facendo una vera e propria strage di negozi. A Reggio Calabria si assiste alla chiusura di storici esercizi commerciali

IracarniUna crisi economica che sembra non avere mai fine: e a Reggio Calabria ciò risalta ulteriormente. Non per niente, giorno dopo giorno si trasmettono notizie che fanno sperare ben poco: chiudono sempre più negozi, e come se non bastasse quelli che hanno fatto un po’ la storia della città.

Dall’abbigliamento agli alimentari: risale ad inizio anno la chiusura del negozio “Vincenzo Messina”, sito all’altezza di Villa Zerbi. Uno storico punto di riferimento per i reggini, e non, nel settore dell’abbigliamento. È di tempi più recenti, invece, la chiusura, già annunciata ed attuata nei giorni scorsi, del supermercato “Iracarni”, un altro sito prima frequentatissimo, a cui si rifacevano non solo gli abitanti della Via Pio XI dove è ubicato, ma anche quelli delle altre zone cittadine, ormai fidelizzati al negozio.

“Un apri e chiudi continuo”: questo uno dei commenti più “in voga” del momento. I cittadini non ce la fanno più a vedere e a sentire parlare di crisi. Ma di chi è veramente la colpa? Di certo, le cose negli anni sono cambiate: dal livello occupazionale, a quello gestionale, al rapporto con la clientela.

Eppure i segnali, se si sanno cogliere, ci sono: scaffali di alimentari semi-vuoti, svendite eccezionali.

reggio negozio Vincenzo Messina (2)Forse il mutare di alcuni meccanismi economici, sociali, culturali, ha fatto si che si arrivasse a questo. Imputare sempre le colpe di un problema a qualcuno, però, sembra essere diventata la soluzione: a volta si azzecca, altre meno; insomma, al di là delle motivazioni, le persone sentono il bisogno di puntare il dito contro qualcuno quando non si comprende il perché di un qualcosa. Ed è proprio il non capire che porta a giungere a delle conclusioni che possono rilevarsi giuste, oppure sbagliate: il non capire il mutamento, il non aver saputo gestire, il non aver saputo adeguarsi ai tempi, o il non aver potuto.

Ma se da un lato ci sono i cittadini, i titolari delle aziende in crisi che vedono sfumare il sogno di una vita, che non sono riusciti a trovare alcuna soluzione se non abbassare la saracinesca, dall’altro a farne le spese ci sono i lavoratori; un posto di lavoro assicurato, una serenità garantita a sé stessi e alle proprie famiglie vista da un giorno all’altra svanita.

“Un futuro che già si preannuncia tutt’altro che sereno”, così la nota stampa di ieri, non ancora smentita, della Uiltucs in merito ai 65 posti di lavori “a rischio” per la possibile chiusura di 6 punti Simply in città. Altre saracinesche abbassate, altri lavoratori mandati a casa, altri sogni spezzati: si preannuncerebbe una situazione drammatica, ancora più drammatica di quella che stiamo già vivendo.