Brolo, “Mutui Fantasma”: i nomi degli indagati al centro dell’inchiesta e le reazioni politiche

L’indagine e i rispettivi avvisi di garanzia hanno scatenato un polverone a livello politico. Nel mirino della magistratura è finito anche il parlamentare del Pd Giuseppe Laccoto. Questi ha minimizzato le accuse, confidando nell’operato della magistratura. Germanà (Ncd) ha invece parlato del “sacco della città”

PRESENTAZIONE LIBRO: 'LA FATICA DEI GIUSTI'La Giunta di Salvo Messina fu sepolta dagli incartamenti giudiziari dell’inchiesta sui “Mutui Fantasma”. Oggi, come vi abbiamo raccontato, diversi avvisi di garanzia sono partiti nei confronti dei protagonisti di quella stagione.

Gli indagati

Nel registro degli indagati sono stati iscritti, a vario titolo, i nomi di Carmelo Arasi, Rossella Arasi, Antonella Campo, Santa Caranna, Rosa Castrovinci, Giuseppina Di Leo, Carmelo Gentile, Elena Rosa Lo Vercio, Costantino Maniaci, Mario Messina, Salvatore Messina, Francesca Mondello, Enza Rifici, Giovanni Scaffidi Mangialardo, Antonino Masi, Antonino Giuffrè, Vittorio Astone, Giuseppe Indaimo, Rosa Gatto, Tina Gatto, Dario Presti, Giuseppe Caranna, Domenico Caranna, Carmela Caliò, Giovanna Princiotta, Giuseppe Laccoto, Nunziatina Maria Faustino, Maria Ricciardello, Vincenzo Di Luca Lutupitto, Giuseppe Letizia e Paola Romano.

La reazione di Laccoto

giuseppe laccotoIl parlamentare regionale del Pd ha voluto stigmatizzare le accuse a suo carico. Ribadendo la propria fiducia nella magistratura, Laccoto ha precisato che “Chiunque legga con attenzione il provvedimento può rilevare che la mia persona è assolutamente estranea a qualsiasi ipotesi di reato che si possa collegare con mutui, mandati di pagamento e maneggi di denaro in genere. Sono chiamato in causa come componente della Giunta Municipale nel 2009 solo per aver approvato la procedura concorsuale relativa alla progressione verticale di un dipendente comunale per la copertura di un posto di istruttore amministrativo. Una semplice presa d’atto che ogni giunta compie come atto politico e non come organo di gestione. Tra l’altro, alla selezione riservata a personale interno hanno preso parte 15 dipendenti ed è stata regolarmente affissa all’albo“. Mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria, lo stesso Laccoto precisa poi che “Stranamente, come si legge nel provvedimento della Procura e diffuso dalla stampa, l’avviso di pubblicazione, di esclusiva competenza degli uffici, non sarebbe stato neppure rinvenuto agli atti del Comune“.

“Volevano affossare la città”

nino germanàFerma è invece la condanna dell’on. Nino Germanà, parlamentare all’Ars in quota Ncd. Questi ha parlato di un “tentativo politico-mafioso di affossare la città di Brolo, usandola come epicentro di un malaffare che passa da imbrogli e sperpero di denaro pubblico”. Per Germanà l’opinione pubblica è stata posta innanzi al sacco del paese: “Hanno fatto i loro porci comodi, inventando appalti mai concretizzatisi per lavori pubblici che non sono mai neanche stati cantierati, il tutto alimentando un malaffare senza precedenti, nel comune nebroideo. Un comune che sta cercando di rimettersi in piedi dopo essere stato ridotto nelle peggiori condizioni debitorie possibili. Oggi chiedo alle più alte cariche dello Stato di interessarsi ed impegnarsi in prima linea perché un’amministrazione virtuosa come quella oggi al timone dell’Ente non sia lasciata sola in questa delicata e importantissima operazione di recupero economico ed etico della città. E, allo stesso tempo – ha concluso l’esponente dell’ARS – esprimo il mio augurio a quei giovani consiglieri brolesi di opposizione, affinché, con coscienza, smettano di farsi manovrare da chi è fautore dei guai nei quali la città si è ritrovata, andando nella direzione dell’interesse personalistico, a discapito della comunità“.