Reggio: “sui debiti si ricalca il vecchio modo di operare”

Sergi: “l’ennesima seduta del consiglio comunale, che aveva come oggetto l’approvazione del bilancio comunale, ha rappresentato in modo evidente come la strada da percorrere, per uscire dalla devastante crisi economica che stritola oltre ogni dire la nostra comunità, non è ancora stata individuata e che alcuni comportamenti ricalcano volenti o nolenti vecchi modi di fare non più sopportabili”

palazzo san giorgio“L’ennesima seduta del consiglio comunale, che aveva come oggetto l’approvazione del bilancio comunale, ha rappresentato in modo evidente come la strada da percorrere, per uscire dalla devastante crisi economica che stritola oltre ogni dire la nostra comunità, non è ancora stata individuata e che alcuni comportamenti ricalcano volenti o nolenti vecchi modi di fare non più sopportabili. Partiamo dall’assenza dei revisori contabili, che hanno fatto pervenire la loro relazione al bilancio, ma non si sono presentati in aula per svolgere quella necessaria opera divulgativa sui temi contabili per i più (e ci riferiamo ai consiglieri comunali) ostici o sconosciuti. Ora, è anche vero che con l’adozione del bilancio sociale, non solo i consiglieri comunali, ma anche tutti i cittadini avrebbero potuto spulciare, comodamente seduti davanti al computer, tutti i dati del bilancio nel dettaglio e le relative spiegazioni in merito, ma la nostra amministrazione non si è ancora dotata di questo valido strumento di rendicontazione che assicura partecipazione e trasparenza. Quel che troviamo davvero insopportabile sono le lamentele di maggioranza e opposizione in merito alla sopracitata assenza” afferma in una nota Giovanni Sergi, presidente Ethos. ”I revisori si comportano in modo poco o assolutamente non consono al loro ruolo? Bene! Mandateli a casa, o per piacere o state zitti, visto che li avete nominati voi. Proseguiamo affrontando il tema dei debiti che il comune dovrebbe ripianare: euro ottocentosessanta milioni, cioè il debito più alto di ogni altro comune italiano, se proporzionato al numero degli abitanti e alla percentuale di pil espresso. Questa cifra, milione più milione meno (sig) -prosegue- è però nota da qualche anno, ora, appare evidente che una tale mole di debito non potrà mai essere ripianata viste le entrate che il nostro comune riesce a raggranellare ogni anno e visto che i trasferimenti statali andranno a diminuire e non certamente a implementarsi. Ne pare sufficiente abbattere il tasso d’interesse sulle esposizioni dato che il risparmio appare irrisorio rispetto al capitale da restituire. Quindi appare evidente, o perlomeno così a noi sembra, che l’unica strada da percorrere sia quella del dissesto finanziario, unica alternativa percorribile. Ora, in attesa che gli esperti del ministero della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione arrivino a Reggio per “controllare” il bilancio comunale e a indicare la strada migliore (ma non siamo già stati commissariati una volta?) per uscire dalle secche sulle quali ci siamo arenati, non sarebbe il caso di approntare, come amministrazione, un nostro piano economico-finanziario che oltre al dissesto preveda un massiccio intervento della cassa depositi e prestiti (cessione immobili comunali non destinati ad uso abitativo) e l’attrazione di capitali privati per cogestire o gestire direttamente servizi e/o attività di sicura attrattiva economica. Affrontare -aggiunge- il nodo di alcune municipalizzate ormai decotte e sommerse dai debiti mettendole in liquidazione per poi poter ripartire ex novo con nuove entità societarie. Vorremmo in ultimo sommessamente suggerire all’ottimo assessore al bilancio nonché al sindaco Falcomatà che vi e’ grande differenza tra cittadini morosi e cittadini evasori. Mentre i primi sono noti all’anagrafe tributaria comunale e non sono in gradi di pagare per le evidenti difficoltà che la città attraversa,i secondi nascondono un imponibile,forse sarebbe necessario aiutare i primi diminuendo la pressione fiscale e scovare i secondi. Abbiamo inteso, con questa nota, dare un modesto contributo sulle possibili e non uniche soluzioni che possano salvare il futuro di questa città -conclude- certi che solo una discussione franca e senza tatticismi possa essere costruttiva,ci auguriamo di aver dato un minimo spunto per incominciare a discutere di un evento che appare ormai ineludibile”.