Reggio si risveglia così: non è “un pazzo”, è l’imbarbarimento della città che bisogna fermare [FOTO]

Reggio, vandali in azione nel centro storico: non solo il Museo, vandalizzata anche la facciata della Biblioteca e la Stele di Giovanni Pascoli

reggio schifo murales vandaliNon è “un pazzo”, non si può giustificare l’imbarbarimento della città di Reggio Calabria con lo squilibrio di un singolo. La follia della scorsa notte al Museo Nazionale della Magna Grecia non è un caso isolato: nei giorni scorsi erano già stati volgarmente imbrattati la facciata della Biblioteca Nazionale, a pochi metri dal Museo, e la stele dedicata a Giovanni Pascoli sul Lungomare. Oggi Reggio si risveglia così, come osserviamo nelle foto a corredo dell’articolo scattate pochi minuti fa nel centro storico. Sono i nuovi barbari, i porci, i vandali incivili che deturpano il bene pubblico e che andrebbero puniti in modo esemplare. E’ anche l’indifferenza degli altri (con l’eccezione di ieri sera al Museo, dove un gruppo di giovani reggini ha bloccato il vandalo di turno testimoniando un alto senso civico) è in modo particolare l’assenza delle istituzioni, del controllo, della sicurezza.

vandali murales reggio (10)Non che il resto sia di minor rilevanza, ma la A cerchiata – simbolo del movimento anarchico – sulla stele di Giovanni Pascoli, è la firma tipica dei militanti appartenenti alla cultura punk che disegnano la A anarchica in una versione “modernizzata”, che deborda fuori dal cerchio come appunto sulla stele di Pascoli.

Eppure su quella stele sono riportate alcune frasi che il noto poeta dedicò alla città nel volume “Pensieri e discorsi” del 1914: “Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Ululano ancora le Nereidi obliate in questo mare, e in questo cielo spesso ondeggiano pensili le città morte. Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, imagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie. È un luogo sacro questo. Tra Scilla e Messina, in fondo al mare, sotto il cobalto azzurrissimo, sotto i metalli scintillanti dell’aurora, sotto le porpore iridescenti dell’occaso, è appiattata, dicono, la morte; non quella, per dir così, che coglie dalle piante umane ora il fiore ora il frutto, lasciando i rami liberi di fiorire ancora e di fruttare; ma quella che secca le piante stesse; non quella che pota, ma quella che sradica; non quella che lascia dietro sé lacrime, ma quella cui segue l’oblio. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia. Giovanni Pascoli, “Un poeta di lingua morta”.

Di quel mare pieno di voci, di quel cielo pieno di visioni, di quella Reggio “bella e gentile” oggi sono rimasti questi barbari, questi porci, questi punk incontrollati e liberi di deturpare il bene pubblico.