Reggio, Mimmo Martino sugli “impresentabili”: “a Rosy Bindi attacchi inconcepibili”

Mimmo Martino

Mimmo Martino

Uno Stato che smarrisce la strada del rispetto delle istituzioni, un Paese la cui classe dirigente  pensa di poter interpretare le leggi secondo opportunità, è un non Stato. L’ anniversario della Repubblica Italiana deve perciò essere momento di seria riflessione sul futuro delle nostre istituzioni  e sull’esigenza  più profondamente autentica che ha portato l’Italia alla svolta del 2 giugno 1946. Lo afferma in una nota Demetrio Martino Capogruppo in Consiglio comunale del Centro Democratico.

La vicenda sui cosiddetti “impresentabili” individuati dalla Commissione parlamentare Antimafia alla vigilia dell’ultima tornata elettorale, è emblematica del modo piuttosto bizzarro di intendere il rispetto  e le modalità applicative delle leggi  e dell’emergere di punte smaccatamente offensive  nella  interpretazione del ruolo degli organismi di controllo. Infatti la Commissione Antimafia è stata oggetto di inconcepibili attacchi politici per aver adempiuto al ruolo che le compete, ossia quello di verificare sia il fenomeno  mafioso, sia il rispetto delle norme e dei codici etici di cui i partiti politici Italiani si sono autonomamente dotati.

I codici etici non possono essere trattati alla stregua di orpelli che istituzioni e partiti si danno affinché qualcuno possa menar  vanto di essere formalmente a posto con la coscienza, per poi invece assumere  comportamenti confliggenti con essi. Sono al contrario uno strumento di controllo democratico di cui gli enti e la politica si dotano per autoregolarsi ed autoemendarsi ancor prima di eventuali interventi dell’autorità giudiziaria.

Ciò perché la politica, che ha l’onore e l’onere di guidare le scelte delle comunità che governa, ha responsabilità molto superiori a quelle dei governati e pertanto ai suoi  esponenti è giustamente richiesta cristallina supremazia morale, che deve tradursi in chiari atti di rispetto verso  i cittadini e di buon governo.

La nostra amministrazione comunale ispirandosi ai principi della Repubblica e della Carta Costituzionale, ha varato una serie di provvedimenti  (dei quali  alcuni già operativi ed altri al prossimo esame del Consiglio comunale) per dotarsi  di strumenti  che siano seri mezzi di prevenzione dalla corruzione, dalle mafie, dal malaffare e dalla cattiva amministrazione.

In tal senso va inteso l’atto deliberativo per la “Prevenzione dalla corruzione – Programma triennale per la trasparenza  e l’integrità” approvato dal Comune il  23 febbraio u.s., nonché le proposte deliberative già approvate dalla Commissione comunale Statuto e Regolamenti  relative all’istituzione del  Question Time, la cui approvazione rappresenterà per la nostra città una rivoluzione copernicana nelle relazioni tra l’ente ed i cittadini; al Codice etico che, tra l’altro, prevede a carico degli amministratori che non dovessero attenersi ai canoni previsti serie sanzioni sino alla decadenza dalle cariche ricoperte; e, infine, al Comitato per l’attivazione delle politiche antimafia, che sarà elemento fondamentale nell’azione di prevenzione alla corruzione e di attuazione della trasparenza amministrativa.

L’approvazione di tali regolamenti, esaltando lo spirito democratico e realmente partecipativo previsto dalla nostra Carta Costituzionale, traccerà il sentiero lungo il quale il nostro Comune effettuerà le sue scelte strategiche, nell’ottica del necessario  e profondo cambiamento e della trasparenza amministrativa nucleo centrale del programma di governo del sindaco Falcomatà.