Reggio, ex co.co.pro. di Calabria Etica: “anche le Procure si occuperanno dei lavoratori”

Non sarà soltanto il TAR Calabria ma anche le Procure presso il Tribunale di Catanzaro e della Corte dei Conti della Sezione calabrese ad occuparsi della vicenda degli ex co.co.pro. di Calabria Etica divenuti dopo ben sedici mesi di rapporti lavorativi con la predetta Fondazione improvvisamente “clandestini a bordo”

mobilitazione dei lavoratoriNon sarà soltanto il TAR Calabria ma anche le Procure presso il Tribunale di Catanzaro e della Corte dei Conti della Sezione calabrese ad occuparsi della vicenda degli ex co.co.pro. di Calabria Etica divenuti dopo ben sedici mesi di rapporti lavorativi con la predetta Fondazione improvvisamente “clandestini a bordo”. È quanto hanno dichiarato gli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, difensori di circa 20 ex contrattisti che attraverso un articolato comunicato stampa hanno riferito di aver già notificato a Calabria Etica ed alla Regione Calabria un documentato ricorso alla Giustizia Amministrativa. Il cui contenuto sta per essere esteso alla Magistratura Penale e Contabile perché illuminino il percorso che ha trasformato circa 250 lavoratori sottoscrittori di altrettanti contratti in improbabili “abusivi”. I difensori dei ricorrenti, dopo aver richiamato copiosa giurisprudenza sulla competenza ratione materiae del Giudice Amministrativo, eccepiscono il pessimo uso del potere pubblicistico nel cui contesto sottolineano anche l’allarme ripetutamente lanciato addirittura dal Collegio dei Revisori dei Conti di Calabria Etica in ordine al ricorso all’istituto dell’autotutela. Infatti, l’Organo di Controllo, mediante ben quattro verbali redatti a seguito delle riunioni succedutesi sul punto dal 7 aprile al 23 aprile 2015, afferma che: “la Fondazione non solo ha instaurato i rapporti di lavoro ma ha anche elaborato i cedolini, pagato le mensilità, effettuato gli adempimenti obbligatori EMENS, certificazioni uniche attestanti che i lavoratori hanno svolto gli incarichi relativi al progetto affidato”; incalzando il Commissario Dott. Carmelo Barbaro comunicandogli che “gli annullamenti dei contratti – con efficacia ex tunc – potranno con molta probabilità esporre la fondazione a contenziosi con i lavoratori contrattualizzati anche posto che la loro effettiva contrattualizzazione è stata già rilevata dalla Direzione Regionale del Lavoro nel corso dell’ispezione del dicembre 2014”; sgomberando altresì il terreno da qualsivoglia equivoco, chiosando che  “in realtà era stata firmata convenzione fra Calabria Etica ed il Dipartimento Regionale della quale si era in attesa di repertoriazione della stessa”; ribadendo che “il Collegio non condivide l’iniziativa intrapresa dal Dott. Barbaro poiché trattasi di collaboratori contrattualizzati che hanno effettivamente reso le prestazioni progettuali percependo la retribuzione prevista”. In buona sostanza, con molta responsabilità e diligenza, il Collegio dei Revisori richiama persuasivamente “facta concludentia” che, secondo gli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, avrebbero dovuto indurre la burocrazia regionale di riferimento ed il Commissario di Calabria Etica ad anteporre prudentemente al capriccio della forma la sostanza delle cose. Ciò nonostante, proseguono i due legali, i malcapitati ricorrenti sono stati letteralmente “rottamati”, fra l’altro omettendo la benché minima valutazione tesa ad accertare l’esistenza di un congruo interesse pubblico attuale all’annullamento, ovvero senza ricorrere ad un doveroso esame comparativo fra i vantaggi e gli inconvenienti che alla P.A. ma anche a terzi possono derivare. Eludendo anguillescamente l’imponente sproporzione fra i benefici e le utilità delle prestazioni interrotte e le conseguenze nefaste del rimedio revocatorio anche con riferimento alle famiglie disagiate che hanno usufruito dell’assistenza degli operatori di Calabria Etica con il progetto abortito. Ma anche di quelli sviluppati da ex contrattisti in sinergia con i Tribunali dei Minori di Catanzaro e Reggio Calabria ex abrupto sterilizzati. I difensori stigmatizzano duramente i burocrati che sbrigativamente si sono adeguati “ai gusti” dei politici committenti assoggettando, per l’effetto, gli ex co.co.pro. ad una sorta di spietata beffa epidica nel cui contesto si è tentato di trasformare i torti e gli abusi del binomio Calabria Etica – Regione Calabria in diritti dei predetti Enti. Canalizzando gli errori-orrori degli stessi verso gli ignari ed in assoluta buona fede co.co.pro. superando anche la nota ufficiale con la quale l’ex Direttore Generale Reggente dell’ex Dipartimento n. 10 aveva “autorizzato l’avvio dell’attività di cui al medesimo progetto, in attesa dei conseguenti adempimenti amministrativi in fase di compimento”. Infine, gli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti preannunciano sul versante della rilevanza penale ex art. 323 c.p. (abuso d’ufficio) la formalizzazione della costituzione di parte civile degli ex co.co.pro. volta al ristoro di tutti i danni patiti e patendi ivi compreso quello da perdita di chance, esprimendo conclusivamente apprezzamento e gratitudine all’Avv.ssa Domenica Clemensi, cointeressata alla difesa di due posizioni, per la preziosa collaborazione e l’attività di ricerca scientifica espletata.