Pensioni, Istat: sotto i 1.000 euro più donne e meridionali

soldiLa spesa pensionistica presenta un quadro piuttosto diversificato, sia dal punto di vista territoriale, sia da quello di genere. Le regioni del Nord-ovest, Nord-est e Centro presentano importi medi superiori a quello nazionale, mentre il contrario accade nel Sud e nelle Isole; ancora più basso è il valore rilevato per l’Estero, influenzato dalla forte incidenza delle pensioni ai superstiti che, nel gruppo Ivs (pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti), sono quelle con importi mediamente più bassi. E’ quanto emerge dalla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotta dall’Istat e dall’Inps, relativo al 2013. Circa la metà dei pensionati residenti nelle Isole e al Sud percepisce un reddito pensionistico mensile inferiore ai 1.000 euro (rispettivamente 50,2% e 49,6%), contro il 41,3% dell’intero sistema pensionistico. La quota minima di pensionati sotto i 1.000 euro si rileva invece nelle regioni del Nord-ovest (33,2%). Al Centro i redditi da pensione sono invece più elevati: qui si registra la quota maggiore di beneficiari di redditi pensionistici superiori ai 2.000 euro mensili ed è del 2% la quota dei pensionati con un reddito pensionistico di oltre 5.000 euro al mese, valore circa doppio rispetto a quelli di Sud (0,8%) e Isole (1,1%). In particolare, è nel Lazio che si registrano i valori più elevati (19.549 euro), seguono Liguria (18.515 euro), Lombardia (18.298 euro) e Friuli-Venezia Giulia (18.048 euro). La Basilicata presenta il reddito pensionistico più basso, pari a 14.226 euro (inferiore del 27,2% rispetto a quello percepito dai pensionati laziali), di poco inferiore a quello di Molise (14.337 euro), Calabria (14.578 euro) e Sicilia (14.886 euro). A livello provinciale, la distribuzione è sostanzialmente coerente con quella regionale: i più elevati redditi pensionistici medi sono a Roma (20.966 euro), Milano (20.437 euro), Trieste (20.329 euro) e La Spezia (19.495 euro); all’estremo opposto Agrigento (13.004 euro) – con valori medi inferiori di circa il 38% rispetto a quelli di Roma – Crotone (13.227 euro), Barletta-Andria-Trani (13.704 euro) ed Enna (13.744). Oltre un quarto dei pensionati (27,3%) percepisce un reddito mensile pari o superiore ai 2.000 euro, contro il 12,2% delle pensionate: i primi assorbono la metà della spesa complessiva, le seconde il 28,7%. In particolare, nella classe di reddito compresa tra 3.000,00 e 4.999,99 euro si concentra il 6,7% degli uomini e il 2,2% delle donne (14,9% della spesa contro 6,9%); le differenze di genere appaiono ancora più evidenti per la classe di reddito più elevata (da 10.000 euro in su): gli uomini sono 10.622 in valore assoluto, le donne 1.311. Naturale complemento di quanto appena descritto è la maggiore concentrazione delle pensionate nelle classi di reddito più basse: la maggioranza (50,5%) percepisce redditi pensionistici mensili inferiori ai mille euro (che incidono per il 25,7% sulla spesa per pensioni erogate a donne), contro un terzo degli uomini (31%), che assorbono il 10,8% della spesa. La maggior presenza femminile tra i percettori di due o più pensioni riduce il divario di genere nel caso questo venga analizzato rispetto al reddito pensionistico piuttosto che sugli importi medi delle singole prestazioni. Se l’importo medio delle pensioni maschili eccede del 62,2% quello delle donne (14.911 euro contro 9.195), la differenza scende al 41,4% (19.686 contro 13.921) se si considera il reddito pensionistico; in altre parole, il cumulo di trattamenti pensionistici tra le donne, compensa – seppur solo parzialmente – il più basso importo dei singoli trattamenti. Gli uomini percepiscono redditi pensionistici più elevati delle donne su tutto il territorio nazionale, ma in alcune regioni si registrano diseguaglianze più marcate. La Liguria è la regione in cui il reddito pensionistico degli uomini presenta lo scarto maggiore rispetto a quello delle donne (è del 51,7% più elevato), seguita da Trentino-Alto Adige (51,0%). Lazio e Veneto (50,5%). Le regioni con le minori disuguaglianze di genere sono quelle meridionali. Le differenze più contenute si osservano in Calabria (gli uomini percepiscono redditi pensionistici del 19,1% più elevati rispetto a quelli delle donne), Basilicata (26,0% in più), Molise (28,6%) e Sicilia (30,7%). Ancora una volta, il dettaglio provinciale ripropone evidenze analoghe a quelle riscontrate a livello regionale. Le differenze più marcate si rilevano nelle province del Nord Italia – Lecco (58,9% in più), Venezia (58,0%), Livorno (56,6%), Monza e della Brianza (55,3%), Genova (55,0%), Bergamo (54,3%), Roma (53,7%) – mentre in quelle meridionali i valori sono più contenuti: Vibo Valentia (12,9% in più), Reggio Calabria (17,0%), Cosenza (19,7%), Nuoro (21,2%), Ogliastra (21,5%) e Benevento (22,3%).