‘Ndrangheta: il radicamento dell’organizzazione nel Nord Italia

Al nord Italia vi sono delle vere e proprie filiali delle cosche della Calabria con un controllo del territorio molto simile a come avviene al Sud

'ndranghetaLa ‘ndrangheta negli anni si è spostata da Sud al Nord. Non ha abbandonato la Calabria ma ha “aperto” i propri affari a sfere di interesse lontane dalla terra-madre. Difatti vi sono delle vere e proprie filiali fisse delle cosche calabresi. Un esempio eclatante è la ’ndrina dei Mazzaferro: Giuseppe Mazzaferro controllava le “locali” di Lombardia, Francesco Mazzaferro Torino e Vincenzo Mazzaferro Gioiosa Ionica, il luogo d’origine della ’ndrina. Le altre organizzazioni invece si stabiliscono al nord solo per il periodo dell’affare da stipulare. Questo fenomeno si è comunque esteso all’intero paese. Inizialmente scelgono paesi, anziché grandi città come basi operative per ricreare lo stesso ambiente d’origine e per un controllo migliore del territorio. Si potrebbe datare l’inizio della presenza mafiosa dagli anni cinquanta. Il primo capobastone di rilievo ad arrivare al nord è Giacomo Zagari di San Ferdinando nel 1954, della piana di Gioia Tauro.  Molti ‘ndranghetisti vengono mandati anche dallo Stato in soggiorno obbligatorio. Questa procedura si rivelò controproducente, poiché i mafiosi ritrovarono lo stesso ambiente che lasciavano. Negli anni settanta con il caso Teardo venne alla luce la presenza di cosche in Liguria: Asciutto, Grim'Ndrangheta: Operazione Lancio, arrestate le donne che proteggevano il boss Condelloaldi, Bruzzaniti, De Stefano. Nella regione esiste anche una struttura della ’ndrangheta di enorme rilievo. Ma è negli anni ottanta che la ’ndrangheta cominciò a investire al nord i proventi illeciti e al controllo dei mercati illegali. I mafiosi acquistarono immobili, alberghi, discoteche, imprese commerciali. Penetrarono nelle imprese che fallirono e successivamente se ne impossessarono. La ‘ndrangheta ha intrecci con la politica al nord, come dimostrato da alcuni episodi avvenuti in Lombardia, Liguria e Piemonte. Nel 1995 venne arrestato Rocco Lo Presti, storico boss della Val di Susa e sciolto per mafia il consiglio comunale di Bardonecchia, primo caso al nord. Sempre in questo periodo vi furono le operazioni “Wall Street”, “Count Down”, “Hoca Tuca”, “Nord – Sud”, “Belgio” e “Fine”. Oggi le cosche nel sud di Milano (specie quelle dei Barbaro, Papalia e Sergi) monopolizzano appalti e subappalti nel campo edilizio e il traffico di cocaina. Si può affermare che sul territorio milanese sono presenti in modo diretto o rappresentate con alleanze tutte le ’ndrine calabresi. È molto forte anche la presenza delle cosche crotonesi, i Farao e Oliverio e gli Arena specialmente. I lavori per l’Expo 2015 di Milano sono tuttora ad altissimo rischio infiltrazioni delle cosche. Il 13 luglio 2010 viene scoperta una nuova struttura nel Nord Italia chiamata Lombardia che federa i locali del settentrione ma sempre alle dipendenze dei mandamenti calabresi. Il capo della Lombardia Carmelo Novella è stato ucciso a San Vittore Olona nel 2008 perché esigeva più indipendenza dalla Calabria e fu sostituito il 31 ottobre 2009 da Pasquale Zappia in una riunione presieduta da Giuseppe Neri a Paderno Dugnano. La relazione della DIA al Parlamento, riguardo al 1º semestre 2010, rileva “nel Nord, soprattutto in Lombardia, una costante e progressiva evoluzione del'NDRANGHETA: AL VIA A TORINO IL MAXI-PROCESSO MINOTAUROla ‘ndrangheta” che si muove attraverso “consenso” e “assoggettamento”,  così determinando “un vero e proprio condizionamento ambientale che si è insinuato a tutti i livelli da quello sociale a quello economico e politico-amministrativo”. Il 21 ottobre 2011, il presidente della Commissione antimafia Giuseppe Pisanu afferma che in Liguria la criminalità organizzata calabrese è ben radicata e si interessano del settore edilizio, appalti in genere, traffico di armi e droga, ciclo dei rifiuti, gioco d’azzardo lecito e illecito. A fine 2012 cade la giunta regionale della Lombardia a causa dei ripetuti indagati in consiglio regionale e per ultimo il coinvolgimento dell’assessore PDL Zambetti accusato di aver preso voti da Giuseppe D’Agostino dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara alle ultime elezioni. Nella relazione annuale dell’antimafia del 2015 viene confermata l’attuale posizione di predominio nel Nord Italia rispetto ad altre associazioni criminali.