Messina, il ministro Giannini plaude alle iniziative del Comune: l’Europa non è più un’utopia

Il titolare dell’Istruzione ha indirizzato una lettera al primo cittadino

LaPresse

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Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha inviato una nota all’Amministrazione comunale, per manifestare apprezzamento e condivisione per l’evento “1955 – Messina Europa  Mediterraneo – 2015”.

Celebrare con impegno il 60° anniversario di un evento politico come la conferenza e la dichiarazione di Messina – ha scritto il ministro Giannini – è un atto al quale solo i prevalenti obblighi dell’attività parlamentare mi impongono di sottrarmi. Non però senza rivolgere ai promotori e ai partecipanti un mio pensiero sul senso che ha questa occasione in questa circostanza. Appartengo, come tanti, alla generazione che ha goduto della pace europea più lunga che la storia ricordi: appartengo alla generazione che ha goduto dei ”dividendi della pace” come li chiamava Nino Andreatta. Perché ha potuto beneficiare di un grande trasferimento di risorse dall’armarsi al sapere: e ad un sapere che sia nella sua parte esatta, sia nella sua parte viva – nelle scienze dure e nelle scienze umane, come si suol dire – ha fatto sentire il respiro europeo della politica come una garanzia. Appartengo a quella schiera non abbastanza vasta di europei che guarda con preoccupazione all’affievolirsi di quel respiro. Che è in affanno nei Paesi di nuova accessione così come nei fondatori. Come ci conferma l’atteggiamento assunto da molti alla richiesta italiana di considerare il dramma della immigrazione come un problema europeo nel senso nobile ed alto del termine. A questa preoccupazione deve rispondere la lungimiranza politica delle istituzioni e della classe dirigente europea. A Messina 60 anni fa si toccò con mano come mettere in comune la risorsa prima con la quale erano state fatte le due guerre mondiali – l’energia e l’industria pesante – era il solo modo per guadagnare reciprocamente la fiducia di chi era stato considerato fino a ieri ”sang impur”: e da lì l’utopia europeismo ha trovato luogo e spazio. Oggi – prosegue il Ministro – siamo chiamati a un nuovo sforzo: non meno impegnativo per battere la paura e la follia di un continente che è stato il primo e il solo grande esempio nella storia dell’umanità di una costruzione democratica non imperiale e non imperialista, culla dei diritti umani e custode di libertà talmente avanzate che molti non ne colgono neppure il senso. Ritornare a Messina, rivedere le foto dei ministri che stesero quell’atto seminale per l’Europa che siamo, considerare il fatto che non erano statisti di rango eroico, ma statisti capaci di esserlo almeno quel giorno, ci conforta e ci sprona: a far sì che dalla nostra scuola e dalle nostre università, dai centri di ricerca e dai laboratori e dalle biblioteche esca una generazione capace di vedere quel bene di pace di cui abbiamo goduto e trasmetterlo intatto a chi nel 2055 celebrerà questo centenario”.