Messina, dottor Jekyll è un dilettante: Accorinti spara sull’Expo ma lo finanzia

Il 7 aprile il Comune ha disposto l’adesione al Cluster BioMediterraneo. Il 1° maggio il sindaco ha gonfiato il petto per dare fuoco alle polveri

renato accorintiForse ha ragione Roberto Gervaso quando sostiene che in politica la coerenza è mancanza di fantasia. E forse la Giunta Accorinti lavora sottotraccia perché questa fantasia occupi finalmente le stanze del potere, tanta è la distanza che intercorre fra la verbosa retorica del Palazzo e la prassi amministrativa. La storia che vi stiamo per raccontare ha dei caratteri surreali e molto rivela sul pressapochismo di quest’Amministrazione.

Reuters

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Facciamo un passo indietro. Il 1° maggio, a Milano, l’Expo ha aperto i battenti: alla kermesse erano invitate le autorità di tutto lo Stivale, ivi compresi i sindaci delle Città metropolitane, non già – secondo le intenzioni degli organizzatori – spettatori passivi dell’esposizione, bensì attori in prima linea del rilancio economico dei territori.

Messina avrebbe dovuto esserci, ma il primo cittadino, mettendo da parte gli interessi della popolazione e muovendosi sulla scorta delle sue valutazioni dogmatiche, declinò l’invito, preferendo presenziare al concertone di Taranto. Dalla Puglia arrivarono le intemerate contro la manifestazione lombarda: Accorinti disse a chiare lettere che non aveva alcun interesse a stare nella cornice meneghina, perché chi ufficialmente ambiva a nutrire la terra in realtà lavorava quotidianamente per affamarla.

Il riferimento era agli sponsor, a quel vituperato McDonald eletto a simbolo del male, a vetrina del capitalismo, nonostante le 4.000 assunzioni siglate in Italia negli ultimi tre anni. Accorinti, insomma, alzò un muro, dimostrando che nemmeno di fronte a venti milioni di turisti era disposto ad arretrare su una questione di principio.

In quell’occasione lo criticammo parecchio: ripetemmo in lungo e largo che l’Expo era un’opportunità, che le posizioni dell’uomo non potevano pregiudicare l’impegno dell’istituzione, che utilizzare i ferri vecchi della filosofia demoproletaria nell’era della globalizzazione era anacronistico oltreché balzano.

A distanza di tempo dobbiamo fare ammenda. Il nostro giudizio fu precipitoso perché non avevamo calcolato un aspetto di questa vicenda: talvolta il sindaco dice una cosa e poi si muove nella direzione opposta.

antonio le donneParlano gli atti: la determina n.183 del 7 aprile 2015, delibera firmata dal Segretario Generale Le Donne, affrontava i nodi irrisolti dell’Expo. Sì, perché non soltanto la Giunta – tre settimane prima delle bordate di Accorinti – aderiva alla manifestazione, ma addirittura decideva di finanziare tale partecipazione. Entriamo nel dettaglio.

Tutta la retorica terzomondista sparisce dalla scena: nelle premesse dell’atto l’Expo diventa “un evento mondiale di prim’ordine ed un appuntamento irripetibile per il Paese, un’occasione di rilancio a livello internazionale del ruolo, della storia e della tradizione italiana, in un periodo economico e sociale particolarmente critico, ma soprattutto una grande opportunità per il nostro territorio di far vedere con forza, al mondo intero, le eccellenze ed il genio creativo degli imprenditori locali“. Neppure gli imperialisti avrebbero saputo sposare la causa con tanto zelo, con siffatto spirito fideistico, consci dei limiti dell’azione umana.

C’è di più: siccome la Regione Sicilia aveva avviato i lavori per la realizzazione del Cluster BioMediterraneo, Messina – in tempi di magra – decideva di corrispondere 7.500 euro per l’adesione al progetto.Per essere una città che fino a qualche mese prima non poteva neppure spendere quattro carte da 20 per un cero votivo alla Madonna di Montalto, la scelta è singolare. Non a caso gli esponenti del consesso civico Nino Interdonato, Nino Carreri e Santi Daniele Zuccarello hanno evidenziato, con linguaggio felpato, la schizofrenia politica alla base di una simile condotta.

Ora, perché Accorinti ha stanziato quei fondi se riteneva quella manifestazione non solo controproducente, ma addirittura strumentale ai loschi fini di qualche multinazionale? Perché il 1° maggio ha attaccato a testa bassa i principi dell’Expo quando - scripta manent - la sua squadra di Governo considerava l’evento alla stregua di una conquista universale? Dobbiamo credere al “Renato” istituzionale, che firma con puntualità atti assennati, o a quello barricadiero, che va a Taranto in cerca di un Pilone a cui aggrapparsi? E soprattutto, lo scriviamo con malizia, la mano destra del sindaco sa cosa firma la sinistra?