Messina adesso chiede “Ponte e infrastrutture contro fame e mafia” al Presidente del Senato Grasso

Sabato a Messina tanti esponenti di organizzazioni istituzionali, sindacali e politiche, hanno chiesto a Grasso la realizzazione del Ponte sullo Stretto

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Un folto gruppo di cittadini, sabato 6 giugno ha incontrato il Presidente del Senato Pietro Grasso in visita alla città di Messina, consegnandogli un documento in cui si chiede la realizzazione di “Ponte e infrastrutture contro fame e mafia”.

Gli esponenti di Confindustria Messina, CISL Segreteria Provinciale di Messina, UIL Segreteria Provinciale di Messina, ACLI Messina, MCL Movimento Cristiano dei Lavoratori della provincia di Messina, Ordine degli Ingegneri di Messina, Confcommercio Messina, Confcommercio Sicilia, AIAS Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani, FAI Conftrasporto, Confartigianato Messina Settore Autotrasporti, Associazione L’Altra Messina, Cittadinanzattiva Messina, Comitato Ponte Subito, Comitato Ponte Sezione Peloritana e Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno hanno consegnato a Grasso un documento che riportiamo integralmente:

La ripresa economica e sociale dell’Italia è subordinata all’individuazione e all’attivazione di un grande progetto del quale il Sud è parte organica e non surrogabile, funzionale al ruolo che il Paese stesso intende assumere all’interno del panorama euromediterraneo.

Mentre la mancanza di una tale e coinvolgente visione politica preclude la strada alla crescita effettiva ed equilibrata dell’intero Paese e può dare corso a preoccupanti tensioni sociali e politiche, un progetto condiviso, mirato a risollevare da una oggettiva condizione di degrado socioeconomico milioni di cittadini e a creare un’entità nazionale economicamente forte e socialmente coesa ha straordinarie possibilità di successo.

A condizione che esista una seria volontà politica di realizzarlo.

Come ripetuto per anni dal Presidente Napolitano e riaffermato con forza nei giorni scorsi dal Presidente Mattarella, non è lecito né utile mantenere in condizioni di marginalità e di degrado una percentuale rilevante di Cittadini italiani solo perché i loro rappresentanti sono incapaci di esercitare un’efficace

azione politica.

Non è un problema di risorse bensì di incapacità di comprendere che, per avere efficacia, un programma di Governo deve coinvolgere tutte le componenti del Paese e che una crescita sostenibile è obiettivo irraggiungibile senza la giusta coesione sociale. Analogamente, riscoprire che il futuro dell’Italia è legato alla sua posizione nel Mediterraneo è affermazione sterile se non viene accompagnata dal superamento del divario infrastrutturale che separa l’estremo Sud d’Italia dall’Europa e favorisce la progressiva e tragica marginalizzazione di aree e risorse fondamentali per porre il Paese in condizione di competere efficacemente nel complesso e spietato meccanismo originato dalla globalizzazione.

E’ illusorio puntare ad aggiudicarsi una più consistente porzione della ricchezza prodotta dai flussi trasportistici internazionali senza creare una moderna rete infrastrutturale nell’estremo Sud.

Ogni altra soluzione è velleitaria, inefficace e ottusamente protesa a perseguire un modello di sviluppo squilibrato che si è dimostrato insostenibile e ha sottratto alla parte più produttiva del Paese un bacino di milioni di potenziali consumatori a causa della discesa dei loro redditi e dei loro consumi spesso al di sotto del livello di povertà. Una scelta fallimentare che rinnega la politica di coesione e di superamento delle marginalità territoriali fortemente sostenuta dall’Unione europea.

Ignorare la rilevante ricchezza prodotta durante la supply chain e abbandonarla nelle mani di Paesi geograficamente peggio posizionati è una decisione suicida per un Paese povero di materie prime, con un’agricoltura minacciata dalla concorrenza dei nuovi Paesi produttori, afflitto da un sensibile digital divide e da una scarsa efficienza delle principali istituzioni. Con la conseguenza, non secondaria di condannare all’isolamento una parte dei suoi abitanti e limitare gravemente la competitività degli altri.

Ribadiamo che non è una questione di risorse ma di volontà politica.

Se non si comprende l’importanza di avvicinare l’Italia e l’Europa alla sponda meridionale del Mediterraneo – coerentemente con le richieste dell’Ue -, si apre la via a tensioni sociali dall’esito imprevedibile. Se le risorse interne non sono sufficienti a realizzare l’intero progetto, l’iniziativa va integrata con l’avvio immediato di un programma di reperimento di capitali sui mercati internazionali – che sono pronti a intervenire, come accaduto in tanti altri Paesi – al quale solo un Governo nazionale può dare l’indispensabile autorevolezza. Così facendo si darebbe al contempo un potente impulso alla credibilità internazionale del Paese, un formidabile sostegno alla ripresa della sua industria manifatturiera e si affronterebbe con il dovuto impegno l’ultrasecolare Questione meridionale.

Ciò però richiede una lucida e coraggiosa visione d’insieme delle vere urgenze del Paese, determinazione ad attuare il programma e la capacità di proporlo al Paese nel modo più semplice e onesto al fine di ottenerne un consenso generalizzato.

Se è vero com’è vero – e come affermano tutti i più recenti studi economici – che l’estremo Sud vive momenti di gravissima difficoltà e si sta trasformando in un “deserto industriale” (rapporti Svimez 2013 e 2014 e innumerevoli altri autorevoli studi) la Politica non può non recepire questo grido d’allarme e rinviare l’adozione di immediate iniziative. Senza trincerarsi dietro un “non si può fare” sospetto e vile.

Perché non è vero: l’infrastrutturazione dell’estremo Sud è realizzabile in tempi rapidi e può immediatamente prendere il via col completamento della parte più meridionale del Corridoio scandinavo-mediterraneo Helsinki-La Valletta, sollecitato da decenni dall’Unione europea e che trova il suo coronamento nel grandioso progetto del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria – pronto dal 2011 e cantierabile in pochi mesi -, col paradosso che non farlo costa più di farlo“.