Messa “insicurezza” della SS106: “gli interventi dell’ANAS fuori dalla realtà e dai bisogni”

autostrada ss106Le criticità esplose con le recenti interruzioni della circolazione su alcuni strategici tratti autostradali hanno dato evidenza del gap infrastrutturale a cui deve sottostare il meridione. Le amministrazioni regionali, calabrese e siciliana, hanno denunciato l’assenza di idonee viabilità alternative che avrebbero potuto rendere meno gravoso il disagio della gran parte della popolazione, per la quale le arterie stradali rappresentano la soluzione per le vitali esigenze di mobilità. Lo afferma in una nota il Segretario Giuseppe Baronetto Sezione Comunale “Sardiello” di Reggio Calabria

Oggi chi grida “il Re è nudo” dimentica decenni di disattenzione al sistema trasportistico regionale e cosa più grave volendo confezionare “il vestito per il Re” si persiste negli errori del passato.

È  forse giunto il momento che sarto e assistenti abbiano chiare indicazioni per realizzare il vestito che più si adatta alle esigenze di chi dovrà indossarlo e soprattutto che la smettano di sprecare stoffa per un vestito preconfezionato che nessuno può indossare.

Abbiamo più volte scritto del vestito che vorremmo per la viabilità in Calabria ed in particolare per  il tratto stradale della SS106 tra le cittadine di Pellaro e Melito di Porto Salvo ma ciò che l’ANAS  “oggi” sta realizzando ci richiama inesorabilmente alla citazione della favola di Andersen.

Com’è ben noto da più di un anno sono in corso lavori di messa in sicurezza della SS106 a fronte di un finanziamento pubblico di 24 Mln di euro. Dall’elenco degli interventi previsti che leggiamo dal documento ANAS pubblicato sul sito dell’Azienda stradale riscontriamo “interventi puntuali di adeguamento di sede e di illuminazione” per il 1^ stralcio dei lavori, mentre per il 2^ stralcio sono state previste le realizzazioni di intersezioni a rotatoria in sostituzione di esistenti intersezioni a raso. E’ d’obbligo rilevare che la progettazione definitiva di questi interventi è stata approvata dagli enti istituzionalmente coinvolti nella relativa Conferenza dei Servizi.

Forse bisognava prestare maggiore attenzione ad un progetto che doveva essere necessariamente sistemico e invece

 “Il Re è nudo!!!”.

Ebbene, riteniamo che il finanziamento di ben 24 milioni di euro richieda uno studio che abbia il territorio come elemento di base, in una visione di mobilità che interagisca con il contesto urbanistico dei territori.

Riteniamo che la SS106 avrebbe dovuto essere attenzionata anche per la sicurezza della mobilità pedonale e ciclabile, con impianti di illuminazione e sottopassi pedonali che rispettino la normativa per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Non condividiamo dunque quanto realizzato a Pellaro: un sottopasso nella rotatoria con le sole rampe di scale.

Volendo argomentare le difficoltà di circolazione a cui sono assoggettati i ciclisti che percorrono la SS106, non avendo peraltro altre opportunità, dobbiamo rilevare che gli interventi descritti nel documento e successivamente realizzati non contemplano minimamente la presenza di questa categoria di utenti. Un’attenzione alle fasce marginali della sede, magari con opportuna ridefinizione planimetrica delle sue componenti, avrebbe potuto determinare corsie ciclopedonali risolutrici delle problematiche.

Non è nostro compito entrare in merito alla progettazione delle rotatorie nella loro specifica conformazione e geometrizzazione. Restiamo però profondamente delusi dal fatto che alle stesse sia stato demandato prevalentemente il solo compito di sostituzione di intersezioni esistenti, scevre di qualsivoglia strategia sistemica contestualizzata con il territorio, ritenendo nel contempo che le stesse assolvano comunque il compito di “traffic calming”.

Riteniamo che la lettura urbanistica del territorio avrebbe potuto determinare una progettazione mirata di ogni singola rotatoria, risolvendo le criticità delle viabilità comunali. Non parliamo di opere compensative ma di opere stradali di ricucitura della maglia urbanistica comunale e provinciale, che avrebbero dovuto essere parte integrante e fondamentale del progetto di messa in sicurezza della SS106.

La SS106 nel tratto intercluso tra le cittadine di Pellaro e Melito P.S., a meno di qualche breve tratto, investe territori urbanizzati per i quali essa stessa rappresenta l’unica arteria stradale di collegamento, ribadiamo sia carrabile sia ciclo-pedonale.

La cittadina di Pellaro è divisa longitudinalmente dalla SS106 e la permeabilità tra i nuclei abitati di Ribergo e Lume con Pellaro Centro ed il litorale era consentita dalle due intersezioni stradali semaforizzate.

Il progetto del 2^ stralcio prevede l’eliminazione dell’intersezione semaforizzata di Pellaro Nord con l’inibizione dell’attraversamento della SS106 e di tutte le svolte a sinistra, spostando questi flussi di circolazione nella rotatoria di Pellaro Lume. Ci chiediamo se l’attuale viabilità comunale è dimensionalmente idonea a tale diversa configurazione di accesso alla SS106, tenendo anche conto delle attività commerciali esistenti (v. supermercato), secondo noi NO!! Basta percorrere l’attuale stradella di collegamento per rendersi della ridotta larghezza stradale. Riteniamo che il progetto avrebbe dovuto prevedere una nuova viabilità comunale interna di collegamento dai due nodi di intersezione, ovvero, almeno, interventi di ampliamento delle viabilità esistenti.

Il tratto urbanizzato da Fiumarella a Bocale non ha visto risolti i suoi gravi problemi di circolazione stradale, affidata alla Via Vecchia Provinciale. A relazionarlo appieno con la città permangono le sole due intersezioni complete di Lazzaro-Fornaci e Pellaro Lume, distanti tra loro circa 5 km. Riteniamo che su questa tratta una nuova rotatoria con nuovi tratti di viabilità comunali avrebbe potuto mitigare le criticità esistenti.

Leggendo gli interventi con gli occhi di cittadini della città metropolitana, riscontriamo il persistere di scarsa interazione delle opere realizzate con la rete urbanistica esistente e con l’assetto del territorio. Anche per Lazzaro, Saline J., Roghudi e Melito P.S. non si può certo ritenere che il capitale pubblico sia stato speso nell’obbiettivo di risolvere compiutamente le problematiche legate alla circolazione stradale, e più in generale alla mobilità carrabile e ciclopedonale dei cittadini.

Qualcuno si è mai domandato cosa succederà in caso di interruzione della 106 in corrispondenza di punti critici per esempio la galleria di Capo d’Armi.

“Il Re è nudo”.  Comuni e Provincia in Conferenza dei Servizi, e probabilmente nelle successive interlocuzioni con l’ANAS, hanno inteso vedere un Re vestito.