Mafia Capitale, Prestipino: “Roma come Palermo degli anni ’80, nessuno vuole vedere”

Campidoglio - Foto LaPresse

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Ogni volta che c’è il disvelamento di una realtà criminale a noi vicina si tende a negarla o a farla diventare colore senza sostanza. Nel nostro Paese questo fenomeno si è ripetuto più volte in tempi e latitudini diverse. A Palermo negli anni ’80 non volevano ammettere l’esistenza di Cosa Nostra. Poi hanno tentato di ridurla a un gruppo di banditi corleonesi senza Cupola. Anche in Calabria si voleva far passare la ‘ndrangheta come un’accozzaglia di pastori passati dai sequestri al traffico di droga“. Lo afferma Michele Prestipino, procuratore aggiunto di Roma in merito all’inchiesta su Mafia capitale in un’intervista a ‘Il Fatto Quotidiano’. “Cinque anni fa c’era anche nelle istituzioni chi continuava a minimizzare la presenza della ‘ndrangheta in Lombardia – prosegue Prestipinopoi la Cassazione ha chiarito come stavano le cose. Oggi con Mafia Capitale intravedo la stessa difficoltà ad ammettere i fenomeni criminali a noi vicini”. “Se non c’è la presa di coscienza non può esserci un contrasto efficace. Ci vuole un contrasto più ampio di quello delle Procure che include la reazione della società civile. – evidenzia ancora Prestipino – Forse c’è anche una piccola parte della società che non vuol vedere per convenienza. Forse qualcuno vede nella presenza criminale un’opportunità da sfruttare per costruire consenso in politica e profitto per le imprese”.