Grecia, Renzi ridimensiona Varoufakis. Fra Atene e Roma ballano 40 miliardi

Il premier imita la Merkel e polemizza con il governo greco: basta dire che siamo tutti nelle stesse condizioni

Matteo Renzi e Pier Carlo PadoanSul guazzabuglio greco il presidente del Consiglio mantiene un atteggiamento prudente: ad oggi le uniche dichiarazioni rilasciate da Matteo Renzi seguono alla lettera le esternazioni del Cancelliere Merkel. Le agenzie sono speculari in tutto e per tutto. Non è soltanto una comunanza di vedute, è semmai una sintonia lessicale perfetta, una simbiosi: stessa metafora sportiva (derby Euro Vs Dracma), stessa flemma nei confronti della tornata referendaria (i popoli sono liberi di scegliere), stessa malizia nei confronti del governo Tsipras (dica la verità sui rischi legati alla vittoria del “no”).

L’ex sindaco di Firenze, però, si è spinto oltre e seguendo l’esempio di Juncker ha lanciato l’invettiva contro Varoufakis. Il macho delle Finanze di Atene non gode di particolari simpatie nei palazzi romani: la sua volontà di mettere in un unico calderone tutte le economie disastrate del Mediterraneo viene giudicata politicamente strumentale oltreché totalmente fuori luogo.

Foto LaPresse - Francois Lenoir

Foto LaPresse – Francois Lenoir

Sì, perché dei quattro Stati Pigs – Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna – tre hanno adottato le ricette dei creditori, ottenendo un tasso di crescita di tutto rispetto, ed uno naviga in acque inquinate. La Spagna sembra una locomotiva col suo 3%, l’Irlanda primeggia col 3,6% ed il Portogallo segue con un dignitosissimo 1,5%. In realtà anche Atene, come ha rivelato ieri Giavazzi sul Corriere, marciava ad un buon ritmo, avendo chiuso – a novembre 2014 – il bilancio con un +0,6%. Poi venne Tsipras, venne l’idea di sabotare i patti e fu il diluvio.

L’Italia, in questo quadro, oltre ad avere le spalle coperte sia dal Quantitative Easing sia dall’Outright Monetary Transactions, vanta uno stato di salute migliore. Non a caso da Palazzo Chigi si è voluto replicare alle intemerate elleniche con piglio polemico: “Noi abbiamo fatto la riforma delle pensioni, ma non è che abbiamo tolto le baby pensioni agli italiani per lasciarle ai greci, eh? Se c’è il tana libera tutti che succede in Spagna ad ottobre? E in Francia tra un anno e mezzo? Una cosa è chiedere flessibilità nel rispetto delle regole, un’altra è pensare di essere il più furbo di tutti. Noi vogliamo salvare la Grecia, ma devono volerlo anche i greci” ha dichiarato il premier.

Antonis Samaras

Antonis Samaras

Questo è il mantra. Intanto la Commissione ricuce giocoforza i rapporti con Samaras. Il partito dell’ex premier contesta la costituzionalità del referendum, di là dalla valutazione (pessima) dell’opportunità politica. Il leitmotiv della campagna elettorale sarà pertanto di chiaro stampo europeista, proprio per rendere i greci consapevoli dell’importanza della scelta. Ed in tal senso la polemica riguarda non soltanto la forma del quesito, che ancora dev’essere redatto e su cui già si discute, ma la scelta ventilata dai giornali greci di mettere la casella del “no” sopra quella del “si” anziché al fianco di essa. Piccoli espedienti che possono condizionare l’elettorato nel segreto dell’urna? Renzi spera di no, considerando che 40 miliardi di euro stanziati dai contribuenti italiani rischiano di andare in fumo.