Enti locali, la mazzata della Corte dei Conti: gli stipendi illegittimi vanno recuperati

Tagli in busta paga per quanti hanno indebitamente beneficiato di premi irregolari

corte dei conti 2La delibera 224/2015 della Corte dei Conti lombarda rischia d’innescare un effetto domino sugli enti locali sparsi per tutto il territorio. Secondo l’organo di controllo, infatti, le premialità a pioggia concesse, dal 2013 ad oggi, dalle varie istituzioni dovranno essere puntualmente restituite dai beneficiari.

La decisione arriva sulla scorta del decreto salva-Roma ter, il quale concede sì una sorta di condono, ma limitato sino al 2012 e soltanto a quelle Amministrazioni virtuose, in regola col patto di stabilità e coi vincoli di spesa. Realtà che lungo lo Stivale non sono poi tante, almeno stando ai report che lo stesso organo fornisce sulla salute e sui deficit strutturali di Comuni e Regioni.

Pier Carlo Padoan - Foto LaPresse

Pier Carlo Padoan – Foto LaPresse

Poiché il modus operandi degli enti locali è andato in direzione diametralmente opposta rispetto ai desiderata della Corte, riconoscendo sin qui ricchi premi e cotillon a questo o a quel dipendente, a questo o a quel dirigente, adesso il rischio che si corre è di vedere una mannaia calata all’improvviso sul pubblico impiego, con tutto ciò che ne consegue in termini di proteste sindacali visti i possibili tagli in busta paga.

Secondo le stime sommariamente redatte, la manovra di rientro potrebbe portare nelle casse pubbliche un afflusso di un miliardo di euro: soldi, è bene precisarlo, che sono indebitamente usciti dall’erario medesimo, in virtù di una interpretazione erronea della normativa. Non si tratta, quindi, di un’imposizione fiscale occulta, di una manovra aggiuntiva o di un correttivo: si tratta, semmai, di ripristinare quello che era il mandato originario del Legislatore, ancorché confusamente espresso.

L’occasione potrebbe prevedibilmente fornire il destro ad una valutazione generale della salute pubblica degli enti locali: se è vero che del miliardo preventivato, circa la metà proviene da Roma Capitale, ben si comprende come il problema – nella Città Eterna – non sia soltanto la gestione opaca o criminale delle cooperative, ma tutto il sistema legato mani e piedi al Campidoglio. Del resto se fra società partecipate e controllate Roma vanta più assunti della Fiat, è chiaro che qualcosa non va per il verso giusto e l’operazione-verità sui premi potrebbe semplicemente palesare ulteriori sintomi della malattia.

Manifestazione contro Marino - foto LaPresse

Manifestazione contro Marino – foto LaPresse

Ma Roma, di per sé, rappresenta la punta dell’iceberg: città come Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Messina non sono mai state ispirate dall’austerità o dall’oculatezza nelle spese e proprio nei coni d’ombra si è insediata quella politica clientelare che scambiava preferenze con lauti compensi.

Adesso da Milano arriva il monito: così non si può andare avanti. Quanto è uscito irregolarmente dalle casse, in esse deve rientrare. Una regola valida erga omnes, anche per quei dipendenti che hanno ottenuto le indennità in funzione di contratti integrativi siglati prima della deadline del 2012.