Emergenza immigrati, ecco il “piano B” dell’Italia: “permesso umanitario per tutti”

L’ex vice ministro Mantovano anticipa le mosse del Governo: c’è il precedente in Kosovo

LaPresse/Domenico Notaro

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La soluzione alla nuova emergenza immigrazione che l’Italia sta vivendo e gestendo da sola italiana è “il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie: possibilità prevista dalla legge italiana sull’immigrazione e dalle norme comunitarie. Con un titolo di soggiorno di questo tipo, perfettamente valido e della durata di sei mesi, nessuno Stato europeo può  rifiutare l’ingresso nei propri confini, a meno di non negare il trattato di Schenghen“. E’ Alfredo Mantovano, magistrato ed ex vice ministro dell’Interno, a ricordare che questo strumento ci ha già aiutato in precedenti emergenze immigratorie. “Come quella – dice – del Kosovo nel 1999 e della Tunisia nel 2011. In entrambi i casi, pur nella diversità dei contesti, in pochi giorni decine di migliaia di persone raggiunsero le coste italiane, provenienti da un’area di guerra nel primo caso, da un cambio di regime nel secondo, con enormi difficoltà di reperire alloggi e viveri e un’Europa egualmente chiusa“.

“Anche oggi - prosegue Mantovano – darei per scontato che l’Italia debba affrontare l’emergenza in corso da sola, data l’indifferenza dell’Ue e degli Stati più importanti che ne fanno parte“. Per questo come intervento immediato Mantovano ipotizza il permesso di soggiorno umanitario. “E’ evidente – spiega – che è una misura di emergenza e unilaterale, che presuppone l’identificazione di tutti coloro cui viene rilasciato il permesso e che non permette alcun filtro fra richiedenti asilo e migranti economici. Ma è la sola che renderebbe possibile quel border sharing che è negato dal resto dell’Europa“. “Proprio perché è una soluzione tampone nel medio termine – prosegue – andrebbero moltiplicate le Commissioni per l’esame delle domande di asilo, che oggi sono poco più di quelle funzionanti 5 anni fa, quando gli sbarchi erano 1/40 di quelli attuali“. “Tanti stranieri – conclude – restano senza titolo sul territorio nazionale anche perché attendono due anni invece che 4 mesi l’esame della loro posizione“.