“Alkamar – La mia vita in carcere da innocente”: Reggio scopre la tragica vicenda giudiziaria di Giuseppe Gulotta

008Nella splendida cornice della “Luna ribelle”, dinanzi ad un folto pubblico, accolto dal Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e dal presidente della Fondazione “Giuseppe Marino” Antonio Marino, Giuseppe Gulotta, accompagnato dal giornalista Nicola Biondo, ha raccontato l’assurda, drammatica, vicenda giudiziaria che, impressa a imperitura memoria dalle edizioni ChiareLettere nel libro “Alkamar. La mia vita in carcere da innocente”, lo ha visto tribolare, tra galera e aule giudiziarie, per ben 36 anni…

L’evento, ideato e realizzato dalla Fondazione “Giuseppe Marino”, è stato introdotto, e coordinato, da Daniela Bonazinga, titolare dell’omonima libreria messinese, che “avendo avuto modo di ospitare a Messina Giuseppe Gulotta, in un lungo tour nelle scuole peloritane, ho creduto opportuno importunare i miei amici reggini della Fondazione “Giuseppe Marino”, proponendo loro di far ascoltare, anche al popolo dell’altra sponda dello Stretto, una storia agghiacciante, dalla quale Gulotta ne è uscito con tenacia, col profondo desiderio di dimostrare la propria autentica innocenza”.

Antonio Marino, presidente della Fondazione, sottolinea la “rabbia provata nel leggere il libro e la voglia di chiedere allo Stato di smetterla, una volta per tutto, di tacere dinanzi ai tanti abbagli presi dai suoi diversi organi, assumendosi le responsabilità e prendendo i dovuti provvedimenti”.

009Tocca al Sindaco Falcomatà analizzare il testo, mettendo in evidenza “il forte desiderio di … chiederti scusa, caro Giuseppe, che è nato in me dopo aver letto la tua storia. Scusa perché è assurdo pensare che ci siano uomini delle istituzioni vogliosi d’inventarsi la qualunque pur di mettere in archivio una pratica scottante come quella della piccola caserma di Alcamo. E scusa perché nessuno si è deciso a correre il rischio, magari mettendo anche a repentaglio la propria stessa vita, di riaprire il caso, smascherare il tragico gioco al quale eri stato, involontariamente, anzi, obbligatoriamente, costretto a sottostare… Ma vogliamo anche ringraziarti per il modo con cui hai affrontato la vicenda: accusato di duplice omicidio e condannato all’ergastolo, pur essendo innocente, estraneo ai fatti, non hai abboccato al suggerimento della magistratura … fuggi, fatti latitante … ma ti sei accontentato di subire la galera pur di dimostrare, in maniera lecita, la tua innocenza”.

Il giornalista Nicola Biondo ripercorre le tappe di una vicenda “assurda, dalla quale non era scontato venirne fuori in maniera vincente: soprattutto perché chi sapeva ha taciuto per trent’anni, decidendosi a vuotare il sacco soltanto nel 2008, quando ormai una buon fetta di vita di Gulotta era stata messa a marcire dentro un armadietto in carcere…”

Giuseppe Gulotta, con serenità ed emozione, gettando di tanto in tanto una sorridente occhiata alla moglie Michela, presente tra il pubblico, ha rivissuto “il calvario, la paura di non uscirne, l’impegno quotidiano a impormi, seppur recluso tra quattro mura carcerarie, degli obiettivi, l’amore verso una moglie e un figlio che non potevo vedere e abbracciare come voleva il mio cuore… Ricordo nitidamente quei carabinieri che vennero ad arrestarmi, a me diciottenne e con mille idee per la testa per dare senso e colore alla vita mia… Ripenso alla gioia, mista allo sconforto, che mi assaliva all’indomani della lettura di quella mail, inviata alla casella di posta elettronica del programma RAI di Carlo Lucarelli, e la frenesia nel trovare gli ultimi pezzi di un puzzle che, credetemi, non auguro a nessuno di ritrovarsi tra le mani… Ed ora, chiedo solo al Padre Eterno di farmi campare per almeno altri 36 anni, per vivere e assaporare tutto quello che la pseudo-giustizia italiana mi ha negato…”

Le tante domande del pubblico consentono a Gulotta, Biondo e Falcomatà, di approfondire ulteriormente i vari momenti della vicenda, chiamando in causa, ad esempio, ora il Colonnello Giuseppe Russo, e il ruolo da lui giocato nella faccenda, ora il Generale  Carlo Alberto Dalla Chiesa, che tanta fiducia aveva del Colonnello Russo, chiamato, quest’ultimo, a guidare  le indagini iniziali sulla strage di Alcamo Marina … proprio quelle indagini che portarono Gulotta in gattabuia!

E intanto il Tribunale di Reggio Calabria, che il 9 giugno 2009 diede avvio al processo di revisione del caso, è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta, avanzata dai legali di Gulotta, di risarcimento danni…