Spagna, Podemos fare meglio: la vittoria gonfiata del movimentismo iberico

I giornali fanno da cassa di risonanza ai grillini spagnoli: eppure Popolari e Socialisti hanno tenuto

foto LaPresse

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Un curioso caso di strabismo politico porta gli osservatori internazionali a fare confusione, a guardare ai fenomeni sociali da una prospettiva singolare, quella dell’ingenuo che osserva il dito ignorando la luna. La “cavalcata trionfale” di Podemos in Spagna testimonia quanto intendiamo affermare.

L’Europa esce dalla crisi economica accusando evidenti lussazioni e temendo per il proprio stato di salute democratica: in realtà, però, il frazionamento dell’offerta elettorale, tanto in Spagna quanto in Inghilterra (con la comparsa sulla scena degli indipendentisti scozzesi), rivela l’esigenza di tutele sociali avvertita da un’ampia fetta della popolazione. All’Europa manca la definizione di un assetto politico ed una strategia di lungo respiro: per questa ragione, in assenza di sforzi progettuali, l’opinione pubblica dei diversi Stati volge uno sguardo – al tempo stesso impaurito e nostalgico – alle vecchie  barriere protezionistiche, in una sorta di disperato appello a fermare la locomotiva.

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Ad emergere in siffatto contesto non potevano che essere le forze populiste, le quali – lungi dall’essere antipolitiche come generalmente si suol dire – si fanno portatrici semmai di una carica anti-parlamentare che esercita sugli elettori un certo fascino. La distanza fra paese legale e paese reale si è acuita ovunque perché la corruzione assume dappertutto i tratti della patologia endemica. L’affermazione dei Cinque Stelle e della Lega lungo lo Stivale va considerata, allora, come un processo sperimentale di questo scenario, sebbene poi in Parlamento le stesse rappresentanze abbiano assunto posizioni assolutamente marginali, senza portare a casa un-risultato-uno. Le ricette alternative tendono a diventare, insomma, una protesta sterile che serve da spia, da campanello d’allarme, non già come alternativa credibile.

Podemos, dicevamo. Come ad Atene, anche a Madrid e Barcellona è stato preso di mira è l’assetto unitario della sinistra riformista, incapace di rispondere alle sfide della società contemporanea ed avvertita come forza subalterna alle ricette neoliberiste. In parte è vero: la sinistra continentale non è riuscita a declinare serie alternative sistemiche, adottando all’occorrenza ricette che hanno destabilizzato i mercati o provocato emorragie elettorali. Chiedere ad Hollande e Zapatero maggiori delucidazioni in merito.

Pablo Iglesias - Foto LaPresse

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Pensare, però, di ovviare a questa difficoltà rimettendo in discussione l’intera struttura comunitaria o la moneta unica è semplicemente folle, in primo luogo sotto il profilo finanziario. Esporsi con una valuta nazionale o con ricette autarchiche ad una economia globalizzata, perorando la reversibilità del progetto europeo, vuol dire andare incontro alla prevedibile condanna dei creditori internazionali e porsi al di fuori dello spirito dei tempi. Un dato, questo, tenuto a mente dalla maggioranza spagnola che – nonostante gli scandali ed i fenomeni corruttivi – ha voluto ribadire il proprio ampio consenso ai partiti tradizionali, quello socialista e quello popolare. Turandosi il naso, come diceva Montanelli.

Curiosamente, però, i media, rei di essere la gran cassa di un approccio semplicistico a temi assai complessi, hanno raccontato l’ascesa dei movimenti come le cronache di un trionfo, a dispetto dei dati elettorali realmente emersi dalle urne. Popolari e socialisti non sono crollati di schianto, hanno bensì conservato lo zoccolo duro del proprio elettorato e con un Nazzareno iberico potranno tranquillamente adottare ricette condivise.

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Podemos è arrivato terzo: si possono valutare le ricette elaborate dal movimento con attenzione, com’è doveroso per gli organi d’informazione, ma non si può prescindere dai verdetti elettorali magnificando le sorti di una rivoluzione che al momento si sostanzia in un nulla di fatto. Per concedere la giusta dignità alla buona affermazione elettorale del partito bisogna allora indugiare sulla richiesta di rinnovamento della classe politica, quella sì avvertita come prioritaria dagli elettori, ivi considerato il dato dell’astensione. Dar peso alle ali estreme, gonfiarle all’inverosimile per seguire il titolo e l’analisi speculare nel nostro giardino, vuol dire alterare il quadro degli eventi fornendo un’informazione distorta. Spetterà poi ai socialisti rispondere all’offensiva e alla perdita di consenso, per quanto messa in conto. Sfida difficile, se si considerano due dati: 1) la Spagna è al momento un’economia florida in netta ripresa e 2) il Psoe dovrà trovare l’intesa coi popolari, declinando proposte alternative malgrado l’alleanza. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.