Sicilia. “Pensavo fosse amore, invece era un calesse”: i trasporti ai tempi di Crocetta

Aerei ridotti all’osso, navi che procedono a singhiozzo, autostrade che crollano: bentornati nell’800

calesseLa cessione strutturale del viadotto Himera, si era detto, è cosa brutta assai, che molto rivela sulla sicurezza della rete autostradale siciliana. Il fatto, poi, che essa fosse seguita a Scorciavacche, gettava giocoforza un’ombra sinistra sul sistema di viabilità autostradale dell’isola.

Dopodiché vennero gli appelli, le promesse, i “mai più” di rito, celebrati dai mestieranti della politica coi galloni appesi addosso: alti lai si levarono innanzi alle telecamere contro autorità non individuate, minacce di super-inchieste e dimissioni furono ventilate per giorni, fino a quando non si capì che il Governo – per nulla persuaso dalla pantomima palermitana – voleva capire da vicino cosa fosse successo, prima di concedere con grazia lo stato di calamità. E dire che non è stata neppure vagliata la sicurezza delle strade provinciali, ridotte a colabrodo dall’era dei Fenici. Ma tant’è.

Foto LaPresse

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Trovata la buca, si cerca la pezza. Enzo Bianco, candidato in pectore a sostituire il Governatore alla guida del centrosinistra – con buona pace del leader del Megafono – ebbe subito la trovata giusta, quella in grado di solleticare l’emotività dei siciliani. Di fronte ad una situazione “incresciosa” ammettere “lo scandalo” non poteva bastare: così il sindaco di Catania propose voli low-cost dall’Etna a Palermo.

Qualcuno fece sommessamente notare l’assurdità di una proposta simile: per il prezzo del biglietto, innanzitutto, che mai avrebbe potuto essere comparato col ticket autostradale; per l’assenza di vettori interessati, salvo un contributo pubblico in contrasto con la normativa europea; e per la tempistica (fra check-in, imbarco e volo, quattro ore erano assicurate). Si obiettò, in quella sede, che potenziare il collegamento ferroviario per risolvere l’emergenza sarebbe stato assai più sensato, magari chiedendo uno sforzo a Trenitalia, ricordando che la Sicilia non è uno Stato confinante ma parte integrante della nazione.

minuettoE fu la volta del Minuetto, il treno “veloce” che in tre ore (sic) avrebbe collegato le due metropoli dell’isola. Tutti presenti, tutti impomatati, i leader progressisti sfilarono innanzi ai fotografi: l’importante era esserci, perché, come disse Crocetta,dal male nasce il bene“. E pazienza se mettendoci sulle spalle del povero Vincenzo Nibali saremmo arrivati probabilmente prima a destinazione. Quel treno era l’avanguardia tecnologica di una Sicilia ferma all’800 e andava applaudito perché rappresentava la svolta.

Un evento che apparentemente non c’entra nulla, il rogo di Fiumicino, ha mostrato come le compagnie di volo abbiano immediatamente ridotto l’offerta, quasi fosse l’occasione propizia per razionare il servizio. Per carità del cielo, tutto rientrerà nel giro di due settimane, siamo noi maliziosi e pensiamo sempre il peggio, però quel retrogusto amaro nel palato resta. Oltre il danno autostradale, la beffa aerea. Ustica LinesE La contesa con Ustica Lines, sebbene apparentemente rientrata nelle scorse ore, lascia notevoli perplessità anche sulla certezza dei trasporti marittimi. Senza contare la vertenza per Lampedusa e Linosa, dove la gara d’appalto per garantire il servizio è andata deserta e le uniche navi che si vedono in lontananza, e che forniscono collegamenti certi, sono quelle degli scafisti che portano in dote i migranti.

Possiamo allora parafrasare Troisi per descrivere, nel settore dei trasporti, la rivoluzione di Crocetta: “pensavo fosse amore…invece era un calesse” pare il giusto epitaffio per l’operato della Giunta.