Santo Stefano in Aspromonte e Sonia Romeo: un medico maieutico per togliere i pungiglioni dalla res publica

A fine mese le elezioni amministrative a Santo Stefano in Aspromonte: la lettera a StrettoWeb di Mimma Suraci, stefanita, che esprime una riflessione sulla candidata sindaco Sonia Romeo

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa riflessione di una lettrice di StrettoWeb, Mimma Suraci, sulla candidata Sindaco Sonia Romeo e le elezioni amministrative al Comune di Santo Stefano in Aspromonte:

Alcuni di coloro che mi sono vicini dicono che di qualsiasi cosa io parli spesso comincio dalla preistoria e certamente è vero : per carattere , formazione e per il mio vissuto, mi sento obbligata ad approfondire, sviscerare, analizzare ogni fatto, atto, situazione, avvenimento e quant’altro, insomma, incrocio sulla mia strada.Inoltre il mio dire è costellato da immancabili digressioni, perchè saltare di palo in frasca è un altro mio vizietto. E’ un percorso faticoso per chi mi ascolta, ma ancor più laborioso per me stessa perchè mi costa riflessione attenta e puntigliosa, ma tant’è, ormai, giocoforza, mi sono accettata costi quel che costi. Nella fattispecie della quale qui voglio trattare, e cioè delle prossime elezioni comunali che a fine mese vedranno coinvolto pure il mio bel paesino, quel borgo bellissimo che risponde al nome di S. Stefano in Aspromonte, devo riandare agli anni settanta, quando, in occasione di una consultazione comunale, a me e a mia madre con la quale allora, io ragazza, vivevo, è stata trasferita d’ufficio la residenza anagrafica : pur essendo domiciliate a Reggio Calabria per motivi di lavoro, ci recavamo molto spesso in paese, anche facendo la spola e soggiornandovi per parecchio tempo dopo aver io stessa affrontato i disagi di studente pendolare per frequentare il liceo a Reggio e l’università a Messina, grazie all’incapacità dei nostri amministratori che in cento anni, e dico proprio un secolo, non sono riusciti a realizzare la strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie, una strada che io come Sonia e come tanti altri, troppi, cittadini della ridente Vallata, portiamo sulle spalle. Il trasferimento forzato della residenza aveva senza alcun dubbio un sapore politico, si trattava, infatti, di una vera e propria epurazione nei confronti di un buon numero di residenti decise su valutazioni aleatorie di questo o quel personaggio che cercava di accattare qualche consenso in maniera subdola. Nonostante l’illegittimità del provvedimento, tra l’altro impugnato con successo da alcuni compaesani che vivevano stabilmente nel lontano nord Italia, mia madre e io non ci siamo ribellate, pensando che -se il nostro Paese non ci vuole, significa che non ci merita-. Eh sì, perchè l’appartenenza ad un territorio, secondo me, va ben oltre il certificato elettorale e un documento anagrafico non incide sui miei sentimenti personali. Figuriamoci. Non ho mai fatto parte di alcuna parrocchia, non ho mai avuto una tessera di partito, non appartengo a questa o quella parte politica; cerco di mantenere il mio pensiero libero, libero dalle manipolazioni sociali, politiche, economiche, più o meno occulte, figuriamoci se un cambio di residenza potesse mai intaccare il rapporto con il mio paese, la cui terra che ho calcato sin da piccola a piedi nudi mi ha aiutato a crescere forte e corazzata nei confronti delle intemperie del quotidiano! Adesso, qui e ora, da qualche mese, si verifica lo stesso fenomeno all’incontrario, chiamiamole residenze di ritorno, e sì perchè ritornano, eccome; succede, però, che il 31 maggio prossimo a S. Stefano in Aspromonte si debba votare per il rinnovo del Consiglio Comunale e questo avvenimento ha fatto scoppiare l’amore di ritorno verso il luogo e molti sono tornati residenti !!! Che stranezze, vero? Io però ho un alto concetto della cosa pubblica e la politica, quella buona s’intende, dovrebbe impegnarsi e lavorare seriamente per il bene comune. Anche non votando nel mio paese, ne seguo le vicende con attenzione e partecipazione, perchè a me piace vivere quel posto come luogo della mia anima. Mah! capita che, proprio in un periodo come il nostro in cui la corruzione, il compromesso e la mala politica dilagano come un fiume esondato, a tutte le latitudini, la candidatura di Sonia Romeo apre il cuore alla speranza. Non perchè è la prima volta che a S. Stefano ci sia una donna candidata a Sindaco, non già, sarebbe riduttiva questa interpretazione nell’occasione, bensì per il significato della sua candidatura. Stefanita purosangue,colta e raffinata, funzionario medico in un Istituto pubblico con incarichi delicati, moglie e madre affettuosa e attenta di tre figli, Sonia è stata ed è tuttora in prima linea in tutte le attività del paese , nelle quali si spende con tutte le sue forze. Con lei, a cavallo degli anni che segnano il passaggio del millennio appena trascorso, ho condiviso un’avventura associativa, sempre nel nostro Paese, S. Stefano, nella quale entrambe avevamo creduto e ci eravamo tuffate con entusiasmo e che poi senza esitazioni e con grande sofferenza ho abbandonato indignata per comportamenti subdoli, falsi, sleali, ipocriti , ambigui, equivoci, di alcuni suoi rappresentanti. Capita anche, che nei miei soggiorni in paese il mio corpo subisca qualche aggressione velenosa da parte di insetti malevoli, e allora Sonia accorre anche in piena notte e, armata di bisturi e pazienza, con delicatezza estragga i pungiglioni. Disponibile con tutti e a qualsiasi ora, Sonia non si nega mai e affronta ogni situazione con il sorriso, con leggerezza; puntuale e allegra, senza alcun timore, accetta le sfide con impegno fresco ed energie instancabili. Tra me e Sonia c’è una amicizia a distanza, nel senso che, anche se il quotidiano non ci consente di frequentarci assiduamente, ci comprendiamo da lontano probabilmente perchè parliamo un linguaggio simile : e non azzardo citando le famose affinità elettive. Adesso, da stefanita di razza qual è, auguro a Sonia di volare sulle ali di sempre del vero, del giusto e del bello in modo da levare i pungiglioni velenosi dalla res publica, e da far emergere l’importante storia e le ricche risorse umane e territoriali ritrovando l’anima dei nostri luoghi. In bocca al lupo, mia cara, che il cielo ti sorrida sempre e pure questa volta, insieme ai tuoi collaboratori. Ad maiora“.