Salvateci dall’autonomia. La Sicilia verso il default: 1742 dirigenti e 680 milioni di euro di spesa

L’analisi impietosa della Corte dei Conti sfata i miti sindacali: di precariato non si vive, ma di stabilizzazioni si muore

corte dei conti 2C’è poco da stare allegri. Il referto della Corte dei Conti sulla spesa per il personale degli enti territoriali rivela, ancora una volta, le fragilità del sistema siciliano e sfata il mito alimentato dai sindacati, quello della “precarietà esistenziale” dei dipendenti pubblici. Il documento dell’organo di controllo analizza l’andamento delle spese per il personale delle Regioni, sia quelle a statuto ordinario sia quelle a statuto speciale, valutando l’operato degli enti locali per l’esercizio del 2013.

Foto LaPresse - Guglielmo Mangiapane

Foto LaPresse – Guglielmo Mangiapane

Si scoprono così dei dati interessanti, che spesso vengono trascurati nella disamina dei problemi nostrani. La Corte rileva come il totale del personale impiegato nelle cinque Regioni a Statuto Speciale e nelle due Province autonome corrisponda a quello di tutte le altre Regioni a statuto ordinario. Un dato che fa riflettere, considerando l’incidenza sui bilanci delle istituzioni pubbliche ed, indirettamente, l’esborso dei contribuenti.

In Sicilia abbiamo un dirigente ogni 9 dipendenti, a differenza del Trentino, dove il rapporto è di uno su 46, e delle Marche, dove è uno su 23. Nel 2013 l’isola vantava un’autentica falange di siffatte figure: mentre la Sardegna – Regione non virtuosa – presentava 141 effettivi, la Sicilia coi suoi 1742 dirigenti rivendicava il mesto primato. Un risultato conquistato senza troppe fatiche anche sul versante del personale non dirigenziale: alle 4.087 unità sarde, Palermo rispondeva con 15.140 impiegati. Un esercito.

Un altro dato risalta, poi, dall’analisi incrociata: l’incremento della spesa del personale nel triennio 2011-2013 si è attestato all’11,11% in Sicilia, mentre la Sardegna è cresciuta del 5,21%. Palazzo d'Orleans palermoSono proprio queste due realtà che hanno spinto alla crescita del dato aggregato a livello nazionale, segnando un +1,39%. In soldoni questo vuol dire che in Sicilia, per le retribuzioni del personale, nel solo 2013 sono stati spesi 679.738.417 euro.

Osserva la Corte: “La riduzione nel quinquennio della spesa del personale, in presenza del blocco per le assunzioni, viene compensata dall’aumento della spesa per il personale in quiescenza. Nel quinquennio, inoltre, il personale a tempo determinato è stato quasi interamente stabilizzato. Aggravano il panorama complessivo gli oneri derivanti dal personale dipendente da organismi e strutture riconducibili alla Regione per i quali andrebbe attuato il consolidamento, come già auspicato dalla Sezione per il controllo in precedenti occasioni“.

Osservazioni di stampo diametralmente opposto rispetto alle obiezioni sollevate ieri dai sindacati, allorquando le sigle della Triplice messinese – Cgil, Cisl e Uil – hanno sfilato verso il Palazzo del Governo, reclamando la stabilizzazione erga omnes.

A fornire rassicurazioni ai rappresentanti di categoria è stato, sul versante cittadino, Filippo Romano, già commissario di Palazzo dei Leoni. Ed è un dato curioso perché – rileva sempre la Corte – “spiccano, in valore assoluto, i 5.171 dipendenti delle ex Province regionali siciliane secondi, in termini di consistenza, solo a quelli della Lombardia , che però ha un numero di enti ben superiore e, soprattutto, una consistenza demografica quasi doppia”. sciopero dipendenti pubbliciAlla manifestazione di ieri non poteva mancare il sindaco, Renato Accorinti. Pur contestato più volte da Clara Crocè, responsabile della FP-Cgil, il primo cittadino ha voluto manifestare la propria solidarietà ai lavoratori. Peccato che anche i Comuni siciliani, in tal senso, non abbiano collezionato risultati d’eccellenza: “dall’esame dei dati in valore assoluto, emerge che il numero dei dipendenti dei Comuni siciliani, pari complessivamente a 50.130, risulti secondo solo a quello dei Comuni lombardi (57.622), i quali, però, sono quasi il triplo per numero avendo una consistenza demografica quasi doppia“.

Sono rilevazioni, queste, certificate dall’organo di controllo, che noi offriamo ai lettori per una piena e cosciente informazione. Il ragionamento naturalmente non può passare in rassegna la qualità professionale dei precari che reclamano condizioni stabili per il proprio futuro: le eccellenze vanno premiate, è chiaro. Ma l’assunzione del personale, e la valutazione di chi vanta diritti acquisiti, deve corrispondere necessariamente ad un razionamento della spesa secondo quanto imporrebbe la diligenza del buon padre di famiglia. Solo così la Regione Siciliana potrà uscire dal guado. Altrimenti sarà default, con tutto ciò che ne consegue.