Reggio: la guerra di ‘ndrangheta tra il 1985 ed il 1991 ha provocato 700 morti ammazzati

La seconda guerra di ‘ndrangheta, è scoppiata tra il 1985 e il 1991 tra molte ‘ndrine calabresi, successiva alla prima guerra degli anni settanta che ha provocato 700 morti e ha ridefinito la struttura gerarchica della criminalità organizzata

immagine di repertorio

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La seconda guerra di ‘Ndrangheta, è quella guerra scoppiata tra il 1985 e il 1991 tra molte ‘ndrine calabresi, successiva alla prima guerra degli anni settanta che ha provocato 700 morti e ha ridefinito la struttura gerarchica della criminalità organizzata calabrese. L’inizio della guerra scoppia nella città di Reggio dove nascono dei problemi tra gli Imerti ed i De Stefano per la gestione della possibile costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e perché i De Stefano volevano espandere il loro potere fino a Villa San Giovanni territorio degli Imerti. Giuseppina Condello, sorella dei fratelli Condello, va in moglie ad Antonio Imerti, dell’omonimo clan di Villa San Giovanni. Questa alleanza avrebbe indebolito i De Stefano e l’11 ottobre 1985 Antonio Imerti, subisce un attentato dal quale riesce a salvarsi: viene fatta esplodere un’autobomba vicino la sua macchina blindata a Villa San Giovanni. Due giorni dopo, Paolo De Stefano, mentre si trovava in moto nel quartiere di Archi di Reggio, viene ucciso da 5 uomini di Antonio Imerti. Così scoppia la guerra tra le due ‘ndrine. Con gli Imerti si schierano i Condello, i Saraceno, i Fontana, i Rosmini, i Lo Giudice e i Serraino, per i De Stefano capeggiati ora da Orazio fratello di Paolo ci sono i Libri, i Tegano, i Latella, i Barreca, i Paviglianiti e gli Zito. Per rinsaldare il legame con i Tegano Orazio il 2 dicembre 1985 sposò la nipote di Giovanni Tegano, Antonietta Benestare. Nel gennaio 1988 vengono arrestati i fratelli Paolo e Domenico Condello autori dell’omicidio di Paolo De Stefano. Domenico Libri divenne poi il nuovo capo dell’alleanza con Giovanni Tegano. Il figlio di Domenico, Pasquale Rocco Libri fu ucciso da un cecchino in carcere. I morti accertati sono 700, anche se il numero varia tra i 500 e i 1000. La pace si trovò solo nel 1991, Antonino Mammoliti fu il garante per gli Imerti, mentre Antonio Nirta per i De Stefano e Domenico Alvaro, capo della locale di Sinopoli faceva da terzo mediatore. Secondo diversi pentiti, tra cui Pasquale Barreca e Francesco Fonti furono coinvolti anche membri di Cosa Nostra, tra cui Leoluca Bagarella che suggerirono la creazione di una commissione, ma venne coinvolto anche Salvatore Riina per il raggiungimento dell’accordo. Le cosche calabresi pagarono però un prezzo per questa mediazione di Cosa Nostra ovvero l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, personaggio scomodo per la mafia siciliana dato che rappresentava la pubblica accusa in cassazione per il maxiprocesso.