Reggio, il giovane che ha tentato il suicidio con il figlio ringrazia i Carabinieri con una lettera commovente

Dal baratro alla rinascita, la storia di Giuseppe Cutrupi e dei Carabinieri che hanno salvato la vita a lui e a suo figlio

ex stazione di Montepaone-Montauro, già trasformata in fermata negli scorsi anni. Impossibile effettuare incroci su un solo binarioUna storia tragica che si è trasformata in una possibilità. Una vicenda che poteva finire male, ma che ha trovato al contrario un risvolto ben più lieto. Un suicidio sventato da degli angeli in divisa. Una morte annunciata ma prevenuta. Il 19 aprile Giuseppe si voleva togliere la vita. Lo aveva pensato e deciso. Una serie di situazioni lo avevano portato a progettare il delitto che avrebbe coinvolto se e suo figlio Pasquale di 3 anni. La crisi, il lavoro che non c’è, l’impossibilità di poter mantenere la propria famiglia, un rapporto con la moglie che non va e quel sentirsi vuoto e inutile. Questo, ciò che ha spinto Giuseppe Cutrupi a uscire quel giorno di casa con un unico pensiero. Altro, ciò che successo e che ha permesso al cittadino reggino di avere un’altra possibilità. Oggi alla redazione di StrettoWeb è arrivata una bellissima e commuovente lettera in cui il protagonista di questa tragica-meravigliosa storia ha voluto ringraziare pubblicamente le persone che lo hanno salvato. Ecco le parole della lettera di Giuseppe dal titolo “Ringraziamento ai Carabinieri”.

Mai e poi mai avrei pensato di trovarmi a scrivere una lettera dove avrei raccontato le mie vicende familiari visto che, di queste cose, non ne ho mai parlato con nessuno, ma adesso sento la necessità di doverle fare sapere a tutti. Sono Cutrupi Giuseppe, sono nato a Reggio Calabria il 6 ottobre del 1987, ho una compagna e due figli piccoli, uno maschio di nome Pasquale che ha circa 3 anni e mezzo di età e un’altra che si chiama Jennifer Maria dell’età di 1 anno e mezzo.

Le mie condizioni di vita e della mia famiglia sono sempre state precarie, continuando a vivere di stenti che mi hanno reso una persona debole visto che ormai da anni non riesco più ad avere i soldi per poter comprare quelle cose che mi servono per i bambini. Se solo sono riuscito ad andare avanti, è grazie all’aiuto economico di alcuni dei miei familiari. Dopo questo periodo, ho perso anche il lavoro visto che sono stato licenziato e quindi mi sentivo veramente una persona inutile anche con mia moglie visto che non stiamo passando un buon periodo.

Il mio cervello non riusciva a passare la volontà di lottare per trovare una soluzione e il giorno 19 aprile, subito dopo pranzo, senza capire cosa stessi facendo, ho preso mio figlio Pasquale e sono uscito di casa senza dire niente a nessuno. Con la mia macchina, sono andato con mio figlio alla Stazione ferroviaria di San Gregorio per farla finita. Non avevo parlato con nessuno, ma appena sono entrato dentro la Stazione, ho chiamato il 112.

Mi ha risposto una persona gentile che ha detto di chiamrsi Angelo e con lui ho parlato, gli ho detto cosa volevo fare. Lui mi ha parlato come fosse un amico, un fratello cercando di farmi capire che stavo sbagliando e quindi con lui ho cominciato a parlare tranquillamente. Ad un certo punto, sono arrivati 4 Carabinieri e di corsa hanno preso me e mio figlio portandoci via dal binario proprio quando stava arrivando il treno che aspettavo.

Con questa lettera, voglio ringraziare tutti i Carabinieri che ogni giorno cercano di difendere tutte le persone e ringrazio Angelo che con me ha parlato al telefono tenendomi impegnato mentre Ciccio e Peppe, appena sono arrivati hanno preso mio figlio Pasquale dalle mie braccia mentre Santo e Nicola, a braccetto mi hanno portato fuori dalla stazione dove avevo deciso di farla finita.

Non dimenticherò mai la generosità dei Carabinieri intervenuti anche perchè hanno regalato a mio figlio, dopo quel maledetto 19 aprile (o forse benedetto) dei vestititi visto che non ne aveva abbastanza e anche perchè mi hanno regalato la possibilità di vedere crescere mio figlio anche con i problemi quotidiani della vita. Giuseppe Cutrupi“.

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